Di Nogeoingegneria

Plan C for Civilization”! È un documentario del 2025 diretto da Ben Kalina, che ha avuto la sua anteprima mondiale al festival DOC NYC di New York pochi giorni fa (il 14 novembre, per la precisione). Si concentra sul mondo della geoingegneria solare, in particolare sul lavoro del fisico David Keith, esponente in questo campo.

Il documentario ha decisamente un focus centrale sul lavoro di David Keith, e in quel senso lo “pubblicizza” o lo mette in primo piano come figura chiave – è lui il motore narrativo del film, con scene che seguono da vicino i suoi sforzi su SCoPEx e la geoingegneria solare. Il regista Ben Kalina mostra comunque le tensioni reali, come le proteste indigene in Svezia che hanno bloccato i test nel 2021, le accuse di rischi geopolitici e le voci di attivisti che temono una distrazione dalle riduzioni di emissioni ( campo di inverstimento di Keith).

È più un ritratto di Keith, che emerge come un pioniere idealista ma intrappolato in un dibattito caotico, con interviste a critici e scienziati opposti (tipo Ken Caldeira appare brevemente, ma il film contrappone anche startup “fai-da-te” come Make Sunsets per evidenziare approcci più sconsiderati).

Non l’ho visto. Ma da vari articoli e recensioni uscite dopo DOC NYC) emerge abbastanza chiaramente che una delle funzioni principali del film è proprio quella di “riabilitare” la geoingegneria “seria” e accademica (rappresentata da David Keith e dal vecchio progetto SCoPEx) distinguendola nettamente dai “cattivi” dilettanti e cowboy (Make Sunsets, Luke Iseman e compagnia).

Il meccanismo narrativo è classico: i “buoni” (Keith & co.) sono lenti, cauti, responsabili, fanno anni di peer-review, consultano comitati etici, si fermano di fronte alle proteste indigene, invece  i “cattivi” (Make Sunsets) sono improvvisati, pericolosi, arroganti, agiscono unilateralmente con palloncini.

Il contrasto è costruito apposta per poter differenziare:
«Meglio lasciare la geoingegneria nelle mani di scienziati rispettabili come Keith. È una strategia di comunicazione che Keith stesso usa da anni: «Guardate quanto sono prudente io rispetto a questi startup che vendono “crediti di raffreddamento” su internet».
E il documentario, di fatto, gli offre un palcoscenico per rafforzare questa narrazione. Quindi sì: più che un’indagine neutra, “Plan C for Civilization” sembra aver la funzione (e soprattutto) come operazione di
damage control e di normalizzazione della geoingegneria “istituzionale”.
Non è un caso che Keith, in intervista, dica esplicitamente: «Le startup commerciali ci fanno sembrare più ragionevoli… e ne sono contento».

Maria Heibel

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