Un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) sta suscitando scalpore – e inquietudine – in tutto il mondo. In esso, l’organizzazione delinea un piano d’emergenza per il caso di una grave interruzione dell’approvvigionamento globale di petrolio. Dieci misure concrete dovrebbero aiutare a ridurre rapidamente il consumo energetico e ad attenuare le conseguenze economiche di una crisi.

Il trigger è la tesa situazione in Medio Oriente. In particolare, possibili interruzioni nello Stretto di Hormuz – una delle arterie vitali del commercio globale del petrolio – stanno allarmando i mercati. Circa un quinto del consumo mondiale di petrolio transita quotidianamente su questa rotta.

Un piano per l’emergenza – o qualcosa di più?
Ufficialmente, l’IEA definisce le proposte come uno strumento temporaneo per la prevenzione delle crisi. Tuttavia, l’ampiezza delle misure, che intervengono profondamente sulla mobilità e sulla vita quotidiana, ha scatenato un acceso dibattito. Sui social network, i commentatori stanno già tracciando paralleli con l’era Covid e parlano di un possibile “Lockdown 2.0” – anche se l’IEA stessa parla esplicitamente di uno scenario di emergenza puro.

Meno auto, più restrizioni

Al centro delle raccomandazioni c’è il settore dei trasporti, uno dei maggiori consumatori di petrolio al mondo. L’IEA propone di espandere notevolmente il lavoro da casa – ad esempio, con diversi giorni aggiuntivi alla settimana. Da solo, questo ridurrebbe sensibilmente il consumo di petrolio nel traffico passeggeri.

A ciò si aggiungono interventi classici: limiti di velocità più bassi sulle autostrade, un maggiore spostamento dal traffico individuale a quello pubblico, nonché la promozione mirata di pedoni e biciclette per tratti brevi.

Nelle città potrebbero entrare in vigore misure ancora più drastiche. Si discutono restrizioni alla guida basate sulle targhe – sistemi in cui le auto possono essere usate solo in determinati giorni.

Cambiamento comportamentale come chiave

Oltre agli interventi regolatori, l’IEA punta anche su adattamenti individuali: guida più parsimoniosa, maggiore car sharing e manutenzione migliore dei veicoli dovrebbero ridurre ulteriormente il consumo.

Anche il trasporto merci non è escluso. Qui il rapporto raccomanda tecniche di guida più efficienti e logistica ottimizzata. Inoltre, si dovrebbe limitare l’uso di gas liquefatto (GPL) nei trasporti, per renderlo disponibile per applicazioni essenziali come cottura e riscaldamento.

Traffico aereo e industria nel mirino

L’IEA vede potenziali di risparmio rapido anche nell’aviazione. Le aziende potrebbero ridurre drasticamente i viaggi d’affari e passare invece a riunioni digitali. Inoltre, il rapporto elenca misure per le famiglie e l’industria – come metodi alternativi di cottura e un uso energetico più efficiente nei processi produttivi.

Tra precauzione e paura di nuovi interventi

Le reazioni forti mostrano quanto siano sensibili le interferenze nella vita quotidiana oggigiorno.

Il ricordo delle restrizioni estese durante la pandemia è ancora vivo – e rafforza la preoccupazione che misure d’emergenza possano diventare realtà più rapidamente di quanto molti desiderino. Fonte: Emergency playbook for worldwide crises quietly released: ‘Get ready for lockdown

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“Lavoro da casa e niente viaggi”: l’Europa valuta le restrizioni per la crisi energetica

Mentre la crisi in Medio Oriente entra nel suo secondo mese, è chiaro che ci troviamo di fronte a una situazione molto grave”, che “rischia di imporre ulteriori costi alle nostre imprese e alle nostre famiglie”: così si è pronunciato ieri Dan Jorgesen, commissario UE per l’Energia, al termine della riunione informale con i ministri europei. Per far fronte alla situazione, sarà necessario che gli Stati adottino “misure volontarie” e “temporanee” di riduzione del consumo di carburante”, come suggerito anche dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), con particolare attenzione al settore dei trasporti, soprattutto quelli privati. Meno viaggi in aereo e su mezzi privati, dunque, e più incentivi al car-sharing e al trasporto pubblico, oltre che un maggiore ricorso al lavoro da casa.

Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, nell’UE i prezzi del gas sono aumentati di circa il 70% e quelli del petrolio del 60%. In termini finanziari, 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla fattura dell’Unione per l’importazione di combustibili fossili”, spiega Jorgensen. La ricaduta sui prezzi è quindi evidente, ma l’UE non si trova ancora al punto di registrare carenze immediate di approvvigionamento di carburante. Tenendo presente che le conseguenze della crisi “non saranno di breve durata”, è necessario che gli Stati offrano una risposta “unitaria” alla situazione. E mentre la Commissione lavora a un pacchetto di misure da presentare agli Stati membri (che questa volta, al contrario del 2022, non conterrà una tassazione sugli extra-profitti), Jorgensen ha inviato a ciascuno di essi una lettera con le prime indicazioni da seguire, basate sulle 10 raccomandazioni diffuse dall’AIE.

Secondo l’Agenzia, il trasporto su strada rappresenta circa il 45% della richiesta mondiale di petrolio, motivo per il quale le azioni consigliate si concentrano soprattutto su questo settore – ma anche sul settore aereo, della cucina e dell’industria. Proprio da qui bisogna partire per far fronte alla crisi: più smart-working, quindi, e riduzione della circolazione delle auto private tramite la promozione del trasporto pubblico, l’accesso in centro a targhe alterne e incentivi al car sharing. Oltre a questo, andrebbero ridotti i limiti di velocità di almeno 10 km/h sulle autostrade, mentre per i trasporti commerciali si consigliano “migliori pratiche di guida, manutenzione dei veicoli e ottimizzazione del carico. Andrebbero poi ridotti i viaggi aerei, specie se di affari, mentre andrebbe incentivata la cottura elettrica. Si consiglia, infine, che l’industria sfrutti “la flessibilità delle materie prime petrolchimiche e attuare misure di efficienza e manutenzione a breve termine”. In questo contesto, secondo la Commissione, i Paesi UE dovrebbero operare un “monitoraggio rigoroso” e “disincentivare la produzione delle raffinerie UE”.

Al netto delle iniziative emergenziali, secondo Jorgensen l’unico mezzo per l’UE per sottrarsi a queste crisi ripetute è l’indipendenza energetica, “un imperativo strategico dal punto di vista economico e della sicurezza, non solo per il clima”. “L’unica via da seguire”, per il commissario, vede “energia pulita prodotta localmente, elettrificazione, interconnessioni modernizzate ed efficienza energetica”. Non esattamente la strada che ha scelto di percorrere l’Italia, che ha recentemente posticipato la chiusura delle centrali a carbone di 12 anni, muovendosi in direzione sostanzialmente opposta rispetto buona parte degli Stati UE. Nel suo intervento alla riunione dei ministri di ieri, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin ha dichiarato che, a fronte della situazione attuale, l’unica soluzione possibile è, per quanto riguarda il gas, “massimizzare l’uso delle infrastrutture via pipeline già esistenti” e diversificare ulteriormente le rotte di approvvigionamento. Non dovrebbero inoltre esservi “particolari esitazioni sull’uso di biocarburanti sostenibili anche per il trasporto stradale”, mentre vanno riconsiderate le politiche energetiche e di decarbonizzazione del nostro Paese – ad esempio valutando di “attenuare il ricorso alle onerose soluzioni per la decarbonizzazione che fanno leva sugli ETS e sul mercato del carbonio”.

Valeria Casolaro

FONTE https://www.lindipendente.online/2026/04/01/lavoro-da-casa-e-niente-viaggi-leuropa-valuta-le-restrizioni-per-la-crisi-energetica/

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