Putin ha annunciato proprio il 19 novembre 2025, all’AI Journey conference, un piano epocale per il nucleare, legato direttamente all’energia per l’IA. È un’espansione “enorme” perché raddoppierebbe la capacità russa in 20 anni, focalizzata su reattori piccoli e modulari (SMR) per alimentare data center. 38 nuovi blocchi nucleari, da costruire in meno di 20 anni, principalmente negli Urali, Siberia e Estremo Oriente. La capacità totale sarà pari a tutti i 38 blocchi attuali.
Russia. Putin annuncia 38 nuovi reattori nucleari e piccole unità per i data center
Di Giuseppe Gagliano
La promessa di costruire 38 nuovi reattori nucleari in vent’anni, annunciata da Vladimir Putin alla conferenza AI Journey, non è uno slogan futurista né un artificio propagandistico. È la dichiarazione della nuova visione strategica del Cremlino: un Paese che punta a consolidare la propria autonomia energetica e tecnologica mentre affronta le sanzioni occidentali e la crescente competizione globale. Nucleare civile e intelligenza artificiale diventano i due pilastri di una Russia che vuole riorganizzarsi, proiettarsi a Est e ridefinire gli equilibri del proprio sviluppo nei prossimi decenni.
L’obiettivo di attivare 38 unità nucleari, distribuite principalmente negli Urali, in Siberia e nell’Estremo Oriente, indica la volontà di riequilibrare la geografia industriale del Paese. È in quelle regioni che Mosca immagina di costruire il suo nuovo centro di gravità tecnologica: lontano dalle sanzioni e vicino ai mercati asiatici, dalla Cina all’India, passando per il Sud-est asiatico, oggi molto più recettivi verso le offerte energetiche russe rispetto all’Europa. La capacità totale dei nuovi reattori dovrebbe eguagliare quella attualmente installata, raddoppiando di fatto la base infrastrutturale del nucleare civile russo. È un salto di scala enorme, che conferma la volontà di trasformare l’energia atomica nella fonte principale di stabilità economica e geopolitica del Paese.
A questa strategia si affianca un ambito in forte espansione: la produzione di piccole centrali nucleari modulari, le cosiddette NPP, adatte ad alimentare data center e territori remoti. Putin ha sottolineato come la Russia disponga di soluzioni “uniche”, pronte per l’export. Il messaggio è chiaro: Mosca vuole proporsi come fornitore globale di tecnologie strategiche, costruendo una catena del valore alternativa a quella occidentale. E in un mondo in cui i data center sono diventati le nuove infrastrutture critiche, offrire energia stabile e continua significa conquistare influenza, contratti e dipendenza tecnologica.
Ma il nucleo del discorso va oltre l’energia. Putin ha sostenuto che la Russia deve smettere di affidarsi all’estero per settori come la sicurezza, la governance e l’applicazione della legge, invocando un modello di “sovranità tecnologica” totale. Le parole arrivano dopo due anni di sanzioni che hanno colpito duramente l’industria russa dei semiconduttori, l’importazione di tecnologie critiche e l’accesso ai software stranieri. La risposta del Cremlino è una combinazione di accelerazione interna e riorientamento verso Est: una strategia che punta a creare un ecosistema tecnologico parallelo, basato su standard russi e condiviso con i partner dei BRICS, dell’Unione Economica Euroasiatica e dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai.
In questo contesto, l’intelligenza artificiale non è un accessorio, ma un asset centrale. Il Cremlino stima che entro il 2030 l’IA contribuirà per oltre 11 trilioni di rubli al PIL nazionale. Per raggiungere l’obiettivo, Putin ha chiesto un piano nazionale per l’implementazione dell’IA generativa in tutti i settori dell’economia e in tutte le regioni del Paese. È un progetto che ricorda da vicino la strategia cinese: centralizzazione politica, supporto diretto dello Stato, neutralizzazione degli ostacoli burocratici, forte integrazione tra settore pubblico e privato.
La novità è la proposta di armonizzare la legislazione sull’intelligenza artificiale tra i Paesi partner. Un blocco normativo condiviso, dai BRICS alla SCO, creerebbe un enorme spazio tecnologico alternativo a quello occidentale, utile per aggirare le restrizioni sulle esportazioni, attrarre investimenti e favorire la circolazione di tecnologie sviluppate al di fuori del perimetro americano ed europeo. È l’avvio di un “Mercato Comune dell’IA”, dove norme e prodotti diventano strumenti di potere geopolitico.
La visione di Putin va letta anche alla luce delle nuove vulnerabilità della Russia. La guerra in Ucraina ha imposto un’accelerazione nell’innovazione militare, nella produzione di droni, software di controllo, sistemi di targeting e piattaforme autonome. Senza una base digitale nazionale, Mosca rischierebbe di perdere terreno rispetto ai competitor globali e di dipendere dalla Cina in modo non sostenibile. Da qui la decisione di eliminare ogni ostacolo legislativo allo sviluppo tecnologico, criticando apertamente i “modelli restrittivi” adottati in alcuni Paesi occidentali nella regolamentazione dell’IA.
La combinazione tra espansione nucleare e rivoluzione tecnologica non è dunque casuale. Il nucleare assicura l’autonomia energetica e rafforza la posizione internazionale della Russia come fornitore globale alternativo. L’intelligenza artificiale costruisce le infrastrutture cognitive, digitali e produttive necessarie per rimanere competitivi in un mondo che corre più veloce della politica.
Il risultato è un modello ibrido: un Paese che si presenta come potenza tecnologica e, al tempo stesso, rafforza la propria identità sovranista. È il tentativo di rispondere alla pressione occidentale non con l’isolamento, ma con la costruzione di un ecosistema parallelo. Se avrà successo dipenderà dalla tenuta economica del Paese, dalla capacità di attrarre partner e dalla velocità con cui saprà tradurre i grandi annunci in infrastrutture reali.
Per ora però il messaggio è inequivocabile. La Russia non retrocede: si reinventa. E lo fa partendo dai due settori che, più di ogni altro, decidono il futuro delle potenze globali. L’energia e la tecnologia.
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