A volte vale la pena leggere studi provenienti da contesti completamente diversi. L’articolo di Ryan Perkins pubblicato sulla piattaforma cinese China Economic Indicator contraddice l’idea occidentale di un deterioramento delle relazioni transatlantiche. Egli vede la trasformazione dell’Europa e della Germania come un adeguamento strategico al conflitto tra Stati Uniti e Cina. Una rottura tra Stati Uniti ed Europa sarebbe difficilmente possibile a causa delle forti interconnessioni economiche e degli investimenti di capitale.
Ricostruzione invece di rottura: Come un’analisi cinese interpreta il ruolo della Germania nel sistema di potere transatlantico
Una piattaforma economica cinese contraddice la tesi del collasso transatlantico. Descrive invece la ricostruzione dell’Europa e della Germania come un adattamento strategico al conflitto USA-Cina.
L’articolo di Ryan Perkins pubblicato sulla piattaforma cinese China Economic Indicator dipinge un quadro delle relazioni transatlantiche che si discosta nettamente dalle interpretazioni occidentali comuni. Invece di un graduale «processo di divorzio» tra USA ed Europa, l’autore diagnostica una riorganizzazione mirata all’interno di un sistema di potere e finanziario ancora strettamente intrecciato e guidato dagli Stati Uniti. Già solo questa prospettiva rende il testo notevole: proviene da una fonte cinese e riflette quindi interessi e approcci analitici al di fuori del mainstream euroatlantico. Al centro vi è la tesi secondo cui una vera rottura tra USA ed Europa è strutturalmente quasi impossibile. Il motivo principale non è tanto la vicinanza politica, quanto l’enorme interconnessione di capitali reciproci. Circa sette trilioni di dollari USA in investimenti diretti su entrambe le sponde dell’Atlantico formano una rete di impianti industriali, banche, assicurazioni, armamenti e catene di fornitura che non può essere semplicemente sciolta. Sistemi di questo tipo, secondo l’argomentazione, non collassano: si riorganizzano.
L’autore spiega questa riorganizzazione principalmente con il focus strategico di Washington sulla Cina. Dal punto di vista statunitense, la regione asia-pacifica è il campo di battaglia geopolitico decisivo del XXI secolo. Per concentrare lì le risorse, l’Europa deve diventare così stabile e capace di agire che gli USA possano ridurre la loro presenza militare e politica sul continente senza mettere in pericolo l’ordine esistente. L’«autonomia» europea non è quindi l’obiettivo, bensì una divisione funzionale del lavoro all’interno del sistema di alleanza esistente.In questo contesto, l’articolo descrive profonde trasformazioni dell’architettura economica e finanziaria europea. Debiti comuni dell’UE, un ruolo più attivo della Banca Centrale Europea e l’abbandono di una rigida disciplina di bilancio – soprattutto in Germania – vengono interpretati come adattamenti permanenti, non come reazioni a crisi. In questo modo, l’Europa diventa più prevedibile dal punto di vista finanziario e più affidabile agli occhi degli USA.
Particolarmente incisiva è la rappresentazione dello sviluppo tedesco. Il declino industriale della Repubblica Federale non appare qui come conseguenza di politiche energetiche o economiche sbagliate, bensì come una deliberata riconversione strategica. La Germania perde il suo ruolo di potenza industriale trainata dalle esportazioni e diventa l’ancora finanziaria dell’Europa. Con l’abbandono del freno all’indebitamento e l’accettazione di una responsabilità comune UE, Berlino assume una funzione di stabilizzazione che dovrebbe rendere il continente sostenibile – anche per liberare le spalle agli USA nella lotta di potere con la Cina.La guerra in Ucraina si inserisce perfettamente in questa lettura. L’Europa dovrebbe assumersi soprattutto oneri finanziari, logistici e industriali a lungo termine e gestire il conflitto in modo controllato, mentre gli USA evitano un impegno diretto e duraturo di grandi contingenti di truppe. L’armamento europeo, a sua volta, non significa indipendenza militare, ma approfondisce, attraverso acquisti di armamenti e produzioni su licenza, la dipendenza dall’industria e dalle strutture di comando statunitensi.Alla fine, il testo delinea l’immagine di un’Europa funzionale, non sovrana, con una chiara divisione del lavoro: la Francia come attore politico-militare, la Germania come garante finanziario, l’Europa orientale come avamposto industriale. Concetti come «autonomia strategica» appaiono principalmente come narrazione politica per legittimare questo sviluppo.
Che si segua o meno questa analisi, il suo valore sta anche nel fatto che è formulata da una prospettiva cinese. Mostra come la ricostruzione economica e politica dell’Europa venga letta al di fuori dell’Occidente: non come emancipazione dagli USA, bensì come adattamento di un teatro centrale nella competizione globale tra Washington e Pechino.
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