Articolo su LA STAMPA (2011)

Pioggia e neve a comando contro il surriscaldamento del Pianeta

Dagli interventi sul tempo a quelli sulle condizioni atmosferiche
Pioggia e neve a comando, vulcani artificiali, controllo della grandine e della nebbia. Dai tempi dei ventilatori e delle case dalle pareti bianche per ripararsi dal sole, ne è passata di acqua sotto i ponti tanto che i piccoli rimedi quotidiani si sono trasformati in ingegneria climatica e meteorologica con lo scopo di tenere sotto controllo il surriscaldamento globale.

Accanto a progetti futuristici (come coprire l’oceano con una pellicola oleosa per evitare l’abbassamento delle acque, o lanciare nello spazio dei trasmettitori di microonde che riscaldino i tornado in formazione per smorzarli sul nascere), ce ne sono altri ben più realistici che fanno gola soprattutto al mondo dell’agricoltura, ai privati e agli enti governativi, nonostante la ricerca scientifica chieda a gran voce di essere il soggetto preposto al loro controllo.

Alcuni li indicano con la definizione generica di “ingegneria climatica”, ma erroneamente perché «bisogna distinguere tra interventi sul tempo e interventi sul clima. I primi si basano sulla possibilità di influire sui meccanismi naturali per portarli in una direzione o in un’altra – spiega all’Adnkronos Franco Prodi, ricercatore associato dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, istituto che ha diretto a lungo – comprendono le tecniche per provocare la pioggia o intervenire sulla grandine, e sono allo studio dalla fine degli anni ’40».

«Gli interventi sul clima, invece, sono un’eventuale strada per la limitazione del riscaldamento globale – aggiunge Prodi – e comprendono le tecniche di dispersione di particelle di aerosol nella stratosfera ad opportuno indice di rifrazione, ispirandosi a ciò che accade con le eruzioni vulcaniche».

Nel 1991 l’eruzione del Pinatubo, nelle Filippine, immise nell’atmosfera una tale quantità di solfati da causare la riduzione della temperatura media globale di 0,5 gradi per due anni.

Da questa osservazione nasce l’idea dei “vulcani artificiali”, come nel caso del progetto “SPICE (Stratospheric Particle Injection for Climate Engineering): enormi palloni aerostatici sospesi a 20 km di altezza, collegati al suolo con un tubo di gomma attraverso il quale pompare particelle di argilla, sali e ossidi metallici, per schermare la radiazione solare. Spice rientra nel controverso progetto di geoingegneria SRM (Solar Radiation Management) dell’International Risk Governance Council, organizzazione indipendente con base in Svizzera che considera l’SRM un “piano B” per la sopravvivenza del Pianeta, visto che a dispetto di Kyoto, molti Paesi hanno aumentato le emissioni di Co2 invece che tagliarle.

«Ma da qui alla sua concreta realizzazione, ce ne passa», spiega Franco Prodi. Questo è un possibile intervento sul clima. Per intervenire sul tempo, invece, ad andare per la maggiore sono le nuvole sintetiche. Insomma, far piovere non è poi tanto complicato. Se n’era accorto già nel 1946 il ricercatore Vincent Schaefer, grazie agli esperimenti condotti nei laboratori della General Electric di Schenectady, nello stato di New York: per far coagulare le goccioline di acqua che compongono le nuvole era bastato aggiungere una manciata di ghiaccio secco.

Oggi il reagente più usato per far piovere o, come si dice in gergo, «inseminare» le nuvole, è lo ioduro di argento, facilmente reperibile ed economico. Una volta bruciato, libera delle particelle che hanno la stessa struttura a cristallo del ghiaccio. Basta aspettare la presenza di importanti formazioni nuvolose, poi si fanno circolare all’interno della nuvola i fumi della combustione di ioduro d’argento attraverso aerei o razzi e il gioco è fatto. L’inseminazione delle nubi può essere anche fatta con sostanze igroscopiche (come il carbonato di calcio) per far aumentare le dimensioni delle goccioline.

Ma «prima di intervenire sul clima bisognerebbe investire sulla sua comprensione, perché il nostro attuale livello di conoscenza non è tale da farci dire con certezza se il riscaldamento globale sia causato dall’uomo o dalla normale evoluzione del sistema climatico», specifica Prodi, sottolineando che in ogni caso, tutti gli interventi meteorologici e climatici «dovrebbero svolgersi sotto il controllo della ricerca scientifica – e non in altri ambiti – in modo da poter studiare i fenomeni geofisici. Questo oggi non accade, limitando il controllo su questi esperimenti all’ambito statistico e non fisico».

Per intenderci, ci si limita a controllare statisticamente quanto si riesce a far piovere e non quali modifiche fisiche subiscono le nubi e con quali conseguenze. Attualmente sono numerosi gli Stati che sperimentano ufficialmente (o mettono già in pratica) interventi per modificare il tempo. Dall’Estremo Oriente al Mali al Sudafrica, ma anche in Europa, Italia e Spagna.

In Cina esiste l’Ufficio per i cambiamenti climatici che è già intervenuto sul tempo più volte, come nel 2009 quando ricorse alla pioggia artificiale per porre fine a una lunga siccità. E c’è già chi ha fatto della capacità di intervenire sul meteo un business.

Come la Weather Modification Inc., che vanta «cinquant’anni di esperienza nelle scienze atmosferiche» e offre ai propri clienti anche un servizio di “cloud seeding” (inseminazione delle nuvole), incremento delle precipitazioni e delle nevicate, mitigazione dei danni da grandine e dispersione delle nebbie.

Basta visitare il sito per consultare la lunga lista dei suoi clienti negli Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Mali, Marocco, Arabia Saudita, Spagna, Grecia, India, Tailandia, Australia e Indonesia e che comprendono enti governativi, università, aziende. Tanti. Abbastanza da chiedersi, quando piove, se si tratta di una manifestazione naturale o “a comando”.

L’ingegneria climatica e meteorologica nutre, soprattutto su internet, le voci più disparate. Si va dagli aeroporti russi in cui si utilizzerebbe sistematicamente un metodo antinebbia a base di azoto liquido, agli esperimenti italiani ad opera dell’associazione no profit Tecnagro che avrebbe disposto intorno alla pista dell’Aeroporto Civile di Parma dei grossi diffusori di azoto liquido.

Secondo altri, a interessarsi a questi progetti sarebbero soprattutto gli eserciti: quello inglese, che avrebbe condotto degli esperimenti nel Devonshire per scongiurare un eventuale attacco della Germania, causando però il nubifragio del 1952 in cui morirono 34 persone; e quello americano che avrebbe studiato le modifiche del tempo con l’obiettivo di anticipare i monsoni per limitare l’azione dei vietkong.

Fino al Ministero della Difesa americano che nel 1996 avrebbe lanciato un programma di sperimentazioni con l’obiettivo di «possedere il clima entro il 2025» allo scopo di distruggere la logistica e la comunicazione nemiche con nebbie, acquazzoni e alluvioni.

http://www.lastampa.it/2011/12/27/scienza/ambiente/approfondimenti/pioggia-e-neve-a-comandocontro-il-surriscaldamento-del-pineta-bTRXweGlbjRX2o6aJlegoL/pagina.html

Nel 2OO2  fu stipulato un accordo denominato “Accordo di Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia  

una parte del quale era dedicato ai cambiamenti climatici. Nella parte progettuale di quest’ultimo, oltre ad esserci un piano di studio “dell’aerosol, della composizione chimica dell’atmosfera, dei processi di scambio e degli impatti di cambiamenti climatici nei climi Mediterranei dell’Emisfero Nord (USA e Italia)”, vi era anche un asse specifico relativo a “Esperimenti di manipolazione degli ecosistemi terrestri”.
Franco Prodi
  fu partecipante, come mostra L’ ACCORDO COMPLETO

Programmi di sperimentazioni in Italia in passato


Dal 1947 – Piogge artificiali

1966-1968 Piogge artificiali

Progetto Pioggia in Puglia

 

 

 

 

 

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