Le crisi petrolifere degli anni ’70, innescate dall’OPEC, hanno trasformato l’economia mondiale. Nel 1973, in risposta alla guerra del Kippur, i produttori arabi imposero un embargo e triplicarono i prezzi, causando “austerity” e inflazione in Occidente. Un secondo shock avvenne nel 1979 dopo la rivoluzione iraniana, raddoppiando ulteriormente i costi energetici. Queste crisi ebbero un impatto significativo sullo sviluppo del nucleare in Europa e nel mondo e spinse molti governi a promuovere il nucleare come strumento di indipendenza energetica accelerando i programmi già pronti.
Ci risiamo. L’attuale crisi energetica, scatenata dalla guerra provocata dagli Stati Uniti e da Israele in Medio Oriente, le cui conseguenze saranno potenzialmente catastrofiche e persino peggiori rispetto agli anni ’70, riporta in primo piano il tema dell’energia nucleare e accelera l’attuazione di piani noti da tempo. Basti pensare alla “lungimiranza” di Bill Gates, che ha investito anche in questo settore. La costruzione del reattore di TerraPower, la startup nucleare di Bill Gates, riceve l’okay negli USA. È la prima volta in quasi 10 anni
E basta dare un’occhiata ai titoli dei giornali di questi giorni per farsi un’idea.
- Nucleare, svolta Ue sui mini reattori modulari: cosa sono e quali Paesi investono di più
- Nucleare: ENEA nel board della piattaforma SNETP
- Constellation chiederà aiuto alle autorità di regolamentazione per accelerare il riavvio della centrale nucleare di Three Mile Island, dice il CEO
- EDF, Commissione UE avvia indagine su aiuti di Stato per progetto nucleare da 73 miliardi di euro
- 40 miliardi per i reattori modulari: l’accordo Usa-Giappone che può ridisegnare il panorama nucleare e non solo
e molti altri
Ursula von der Leyen ha definito pubblicamente “un errore strategico” la riduzione della quota nucleare in Europa (dal ~33% del mix elettrico nel 1990 al ~15% attuale). La Commissione Europea ha lanciato a marzo 2026 una strategia specifica per i Small Modular Reactors (SMR), con l’obiettivo di avere i primi reattori operativi nei primi anni ’30.
Si prevede fino a 135 GW di nuova capacità in Europa entro il 2050. E questa rinascita del nucleare europeo passa dai mercati finanziari. E, soprattutto, dal debito. Serviranno fino a 700 miliardi di euro solo per costruire nuovi impianti entro il 2050, a cui si aggiungono circa 70 miliardi per l’estensione della vita delle centrali esistenti, spesso oltre i 60 anni e con orizzonti che in alcuni casi arrivano fino a 80. A scriverlo è S&P Global Ratings nel rapporto The Key Role Of Debt Markets In Funding The European Nuclear Renaissance Vedi qui
Che l’energia nucleare persegua obiettivi più elevati non è certo una novità: La NASA annuncia una missione su Marte a propulsione nucleare entro il 2028
Negli anni ’70 sorsero forti movimenti antinucleari, che nel frattempo si sono spenti.
QUO VADIS?
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