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L’Esa ha messo il suo team di controllo di fronte ad un evento simile a quello che nel 1859 mise in ginocchio le tecnologie dell’epoca.

Abbiamo parlato con Thomas Ormston, uno dei responsabili delle operazioni…

Certamente. I danni che un evento simile a quello di Carrington provocherebbe oggi sulla Terra e nello spazio sarebbero estremi. Gli effetti di una tempesta solare di questo tipo sono molteplici e ci colpirebbero in modi diversi, dall’interruzione delle comunicazioni radio all’alterazione del campo magnetico terrestre, fino all’impatto di radiazioni e particelle cariche, in particolare sui nostri satelliti nello spazio. A terra, causerebbe problemi alle reti elettriche, agli oleodotti e a moltissime infrastrutture critiche. Se dovesse accadere davvero, noi che lavoriamo nel settore aerospaziale avremmo a che fare con il peggior scenario immaginabile. Non solo avremmo problemi tecnici con i nostri satelliti, ma anche i sistemi su cui facciamo affidamento, come il Gps e Galileo, sarebbero in grande difficoltà. Ci sarebbero problemi con i computer e con la rete internet a terra. Inoltre, anche se questo aspetto non è entrato nella simulazione, l’impatto che questo evento avrebbe sulla società sarebbe catastrofico, e trovarsi chiusi in una sala di controllo mentre fuori va tutto a rotoli sarebbe un’ulteriore sfida nella sfida. Ecco perché ho detto che non esistono buone soluzioni: tutto quello che potremmo fare è cercare di gestire la situazione al meglio delle nostre capacità per limitare i danni.

ARTICOLO INTEGRALE https://www.wired.it/article/tempesta-solare-carrington-esa-simulazione-apocalisse-thomas-ormston-sentinel-intervista/

Un tempismo  che ha lasciato tutti un po’ a bocca aperta. La simulazione ESA è  partita a metà settembre 2025 (una bella tempesta solare c’era anche a settembre e si è intensificata a metà ottobre, culminando giusto prima del lancio di Sentinel-1D il 4 novembre 2025. L’esercizio, ispirato all’evento Carrington del 1859, ha simulato un flare X-estremo + CME catastrofico, testando blackout GPS, elettronica fritta e collisioni satellitari. Non era un “gioco” casuale: era parte della routine pre-lancio per preparare il team a scenari estremi, con tanto di coinvolgimento di uffici per detriti spaziali e altre missioni ESA.

I flare reali sono tornati a novembre. In pratica, la simulazione è finita prima del lancio (4 nov). I flare grossi sono esplosi dopo, dal 4 in poi. Più satelliti sono stati colpiti dalla tempesta solare più forte che ha colpito la Terra

Visto che l’intelligenza artificiale è ovunque nella nostra vita, i “bei vecchi tempi” di un mondo analogico senza notifiche rapide o algoritmi che decidono cosa mangiare sembrano un sogno nostalgico. Al loro posto subentra una roulette russa, un’imprevedibile eruzione solare e, boom, blackout globali, satelliti bruciati, e dobbiamo tornare a sfregare due bastoncini per accendere il fuoco, se siamo fortunati. È come se ci venisse ricordato che, per quanto “connessi” possiamo essere, alla fine dipendiamo da una una stella, in particolare la stella madre del nostro sistema solare a 150 milioni di chilometri di distanza.

Su Focus una simulazione mentale https://www.focus.it/scienza/spazio/tempesta-solare-effetti-conseguenze

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https://www.nogeoingegneria.com/news/supertempeste-solari-sono-molto-piu-comuni-di-quanto-si-pensasse/

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