In un evidente paradosso, le guerre attuali hanno un impatto devastante sull’ambiente che viene ignorato nelle statistiche climatiche globali, come confermato anche dal rapporto finale della COP30. L’attenzione ossessiva per le emissioni “civili” di CO₂ nasconde un vero capro espiatorio: il settore militare, esente da severi obblighi di rendicontazione, rappresenta un “buco nero” nelle dichiarazioni sul clima e sull’ambiente.
Questa ipocrisia dovrebbe essere particolarmente evidente per la generazione di Greta, cresciuta con l’idea di impegnarsi per salvare il clima e il pianeta, una prospettiva che viene sostituita dalla prospettiva di essere chiamata alle armi per fare ciò che si fa in guerra: uccidere e distruggere.
Il settore militare e le guerre rappresentano un vero e proprio “buco nero” nelle statistiche globali sul degrado ambientale causato.
I dati sono opachi (spesso classificati o non riportati), e impatti come macerie tossiche, munizioni inesplose, inquinanti chimici e contaminazioni durature sfuggono ai contatori standard (MSW o hazardous waste). Non entrano nei bilanci UNFCCC o World Bank, perché i governi non sono obbligati a includerli. Il focus sul CO₂ nasconde danni più profondi e persistenti: suoli avvelenati per secoli, ecosistemi collassati e “ecocidio” non quantificato.
Gaza: una catastrofe ambientale in tempo reale
Dopo due anni di inferno (ottobre 2023 – settembre 2025), Gaza è un paesaggio di devastazione tossica che minaccia la sopravvivenza di oltre 2,2 milioni di persone. Secondo il rapporto UNEP di settembre 2025 (“Environmental Impact of the Conflict in the Gaza Strip”) e analisi UNOSAT:
Volume di detriti: Oltre 61 milioni di tonnellate di macerie (78% delle strutture colpite, circa 250.000 edifici), equivalenti a circa 15 Piramidi di Giza. Aumento del 57% rispetto al 2024; 20 volte i detriti cumulativi di tutti i conflitti a Gaza dal 2008.
Composizione e rischi: Circa il 15% contaminato da amianto, metalli pesanti (piombo, mercurio, cadmio da pannelli solari distrutti), ordigni inesplosi e rifiuti industriali. Aggiungesi oltre 1.200 tonnellate/giorno di immondizia non raccolta (da centinaia di discariche improvvisate).
Impatto su suolo e acqua: Acque sotterranee al 97% non potabili; perdita del 97% dei frutteti, 95% delle macchie arbustive, oltre 80% dei pascoli e colture annuali. Inquinamento marino da reflui e munizioni.
Tempo di cleanup: Decenni (fino a 40 anni in scenari realistici, considerando blocchi e contaminazioni); proiezioni teoriche parlano di 7-20 anni con risorse adeguate e centinaia di camion.
Emissioni correlate: Stime complessive (inclusa ricostruzione) intorno a 31-32 MtCO₂e (equivalenti alle emissioni annue di nazioni come la Croazia o superiori a quelle di oltre 100 paesi).
Questi numeri, da UNEP, WHO e studi indipendenti, sottostimano “rifiuti invisibili” come microplastiche da esplosivi o contaminazioni persistenti. Rimangono esclusi dalle statistiche globali: il World Bank li ignora se non “urbani”, e l’UNFCCC non obbliga al reporting bellico.
Il buco nero globale
Le stime mondiali sono frammentarie, ma allarmanti. Nel 2025, oltre 50 “conflitti attivi” (il termine guerra sta diventando obsoleto) riguardano 2 miliardi di persone. Emissioni militari globali: circa 5,5% del totale (2.750 MtCO₂e/anno, più della Russia), secondo CEOBS e Scientists for Global Responsibility (2025). In guerra, esplodono: deforestazione (34% degli impatti), erosione suolo (23%), perdita biodiversità. Nessun obbligo UNFCCC per emissioni belliche (solo volontarie). Studi come Frontiers in Conservation Science (2025) stimano miliardi di tonnellate cumulative di detriti, ma senza dati centralizzati. Con l’aumento della spesa militare (record post-WWII), proiezioni indicano +2.330 MtCO₂e entro 2030 solo da operazioni NATO e alleati.
Conflitti esemplari: una tabella comparativa
Conflitto | Detriti/Rifiuti Stimati | Impatti Chiave | Fonte Principale |
|---|---|---|---|
Gaza (2023-2025) | 61 milioni di tonnellate di macerie + immondizia quotidiana | Amianto, UXO, suolo/acqua contaminati; decenni di recovery; perdita >95% vegetazione | UNEP settembre 2025, UNOSAT |
Ucraina (2022-2025) | Centinaia di milioni di tonnellate equivalenti (inclusi CO₂e ~230 Mt) | Deforestazione, contaminazione fiumi/mini; 4+ decenni recovery | CEOBS, GHG Accounting for War 2025 |
Iraq/Golfo (1991+) | Decine di milioni di tonnellate | Acque avvelenate da esplosivi; biodiversità persa permanentemente | WHO, Frontiers 2025 |
Vietnam (1955-75) | Milioni di ettari defogliati + tossici | Suoli sterili per generazioni; specie estinte | Studi storici, aggiornati 2025 |
In sintesi, le guerre trasformano il pianeta in un’eredità tossica che dura secoli, mentre le statistiche globali restano “pulite”.
FONTI
UNEP – “Environmental Impact of the War in Gaza” (luglio 2025)
https://www.unep.org/resources/report/environmental-impact-war-gaza
UNOSAT – Damage Assessment Gaza Strip (agg. luglio 2025)
https://unosat.org/products/gaza-war-damage-assessment
Conflict and Environment Observatory (CEOBS) – “Military emissions and waste accounting gaps” 2025
https://ceobs.org/
Frontiers in Conservation Science – “Environmental impacts of armed conflicts” (2025 review) Impact of war on the environment: ecocide
https://www.frontiersin.org/journals/environmental-science/articles/10.3389/fenvs.2025.1539520/full
“The environmental impact of the military sector” (2024-2025)
https://www.sgr.org.uk/publications/environmental-impact-military-sector
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