I servizi segreti americani già negli anni ’50 pianificavano interventi psichici attraverso cibo e medicine
Quando la CIA ha declassificato, nel gennaio 1983, un memorandum interno del 1952, ha concesso involontariamente uno sguardo raro sul pensiero dei servizi segreti americani all’inizio della Guerra Fredda. Il documento si intitola „Suggested Fields for Special Research Relative Artichoke“ (Campi suggeriti per ricerche speciali relative ad Artichoke) e riguarda un programma di ricerca dedicato al controllo mirato della mente umana. (Archivio qui). Ufficialmente, il Progetto Artichoke viene oggi descritto spesso come una fase iniziale, in gran parte teorica: un periodo di ricerca, di valutazione, di test di possibilità. Tuttavia, un’analisi attenta del contenuto solleva interrogativi che, ancora decenni dopo, restano senza risposta.
Ricerca per curiosità – o per calcolo strategico?
Il documento non è un semplice brainstorming improvvisato. Parla di urgenza, di rilevanza strategica, di direzioni di ricerca concrete. Al centro ci sono sostanze chimiche in grado di provocare paura, nervosismo, tensione, disperazione o apatia – non solo temporaneamente, ma per periodi prolungati. Particolarmente notevole è l’attenzione dedicata a forme di somministrazione discrete: alimenti, acqua, bevande, sigarette, normali interventi medici. L’obiettivo dichiarato era trovare metodi che non destassero sospetti e non fossero riconoscibili come manipolazione.La domanda ovvia è: perché un servizio segreto studia simili possibilità, se non ne sta almeno considerando l’utilizzo? I servizi segreti non sono istituzioni accademiche. La loro ricerca non segue un ideale di conoscenza, ma una logica di potere. Creano opzioni. Se queste verranno poi usate dipende dalle circostanze politiche – non solo da principi etici.
Tra interrogatorio e controllo
Ufficialmente Artichoke viene spesso associato a tecniche di interrogatorio. Ma il documento stesso va oltre. Non descrive solo metodi per influenzare la mente a breve termine, ma anche per provocare cambiamenti mentali a lungo termine. Effetti desiderati: scoraggiamento, esaurimento psichico, appiattimento emotivo.Si tratta di stati che vanno ben oltre l’obiettivo di ottenere informazioni. Mirano a conformismo, arrendevolezza, controllabilità. A un essere umano che funzioni – o almeno che non si opponga. Notevole è anche il fatto che il documento non si ferma agli effetti delle sostanze, ma affronta esplicitamente il tema della somministrazione. Gli autori sottolineano che tali mezzi devono essere applicati nel modo più invisibile possibile. Vengono menzionati beni di consumo quotidiani come cibo, acqua, bibite analcoliche, bevande alcoliche e sigarette. Inoltre si fa riferimento anche a normali procedure mediche, come iniezioni che non susciterebbero nella persona interessata particolari motivi di sospetto. Queste riflessioni dimostrano che non si trattava solo di principi attivi teorici, ma di modi pratici per influenzare stati mentali senza che l’intervento stesso venisse riconosciuto come tale. Questa prospettiva si inserisce perfettamente in un’epoca in cui la Guerra Fredda non veniva combattuta solo militarmente, ma anche psicologicamente. L’essere umano stesso diventava un potenziale campo di battaglia.
La rassicurante narrazione del “tanto tempo fa”
Spesso si sostiene che simili riflessioni appartengano a un’epoca passata. Gli anni ’50 sarebbero stati un altro tempo, segnato da paura, confronto ideologico e mancanza di standard etici.Ma questa distanza temporale è ingannevole. Perché nasconde il fatto che l’obiettivo non è cambiato – sono cambiati solo i mezzi. Oggi esistono strumenti di cui gli autori del documento Artichoke potevano solo sognare: psicofarmacologia di precisione, conoscenze dettagliate sulle reazioni di stress e paura, analisi digitale del comportamento, influenza algoritmica delle dinamiche sociali. L’influenza non deve più essere chimica per essere efficace. Può essere più sottile, più continua e più invisibile.
Resta la domanda aperta
Non esistono prove solide che gli scenari descritti nel documento siano mai stati attuati sistematicamente – tantomeno su larga scala nella popolazione. Questa precisazione è importante.Ma altrettanto importante è un’altra constatazione:
il confine di ciò che viene ricercato si trova quasi sempre al di là di ciò che sarebbe pubblicamente accettabile. Artichoke mostra fino a che punto gli attori statali erano disposti a spingersi quando si sentivano non osservati. E ricorda che i limiti etici spesso entrano in gioco solo quando emerge la luce pubblica. La vera domanda quindi non è se quelle idee siano mai state realizzate esattamente in quel modo.
La vera domanda è: quali forme di influenza oggi vengono considerate legittime – e chi lo decide? Perché la storia raramente si ripete nella stessa forma.
Ma la sua logica rimane sorprendentemente stabile.
FONTE https://uncutnews.ch/us-geheimdienste-planten-bereits-in-den-1950ern-psychische-eingriffe-uber-essen-und-medizin/
Estratti del documento
Il documento in questione è datato 24 aprile 1952 e si intitola “Suggested Fields for Special Research Relative Artichoke” (allegato a un memo su “Special Research for Artichoke”). È stato rilasciato tramite il FOIA Electronic Reading Room della CIA.Link diretto al documento originale (PDF declassificato):
https://www.cia.gov/readingroom/document/00184365 (scaricabile dal sito ufficiale della CIA). Il documento è breve (principalmente un elenco di “campi di ricerca suggeriti”), ma molto esplicito su questi aspetti.
Estratti rilevanti:
Focus su sostanze che inducano stati negativi prolungati (non solo effetti temporanei):
“Sostanze che possano essere somministrate in modo da produrre effetti temporanei o permanenti sull’organismo umano, inducendo paura, tensione nervosa, apatia, scoraggiamento, instabilità emotiva o simili stati di alterazione mentale.”
(Originale: Substances which can be administered … to produce temporary or permanent effects on the human organism, such as fear, nervousness, tension, apathy, discouragement, emotional instability, etc.)
Enfasi sulla somministrazione occulta/invisibile:
“Particolare attenzione dovrebbe essere data a sostanze che possano essere somministrate attraverso cibo, acqua, sigarette o altri mezzi quotidiani, in modo da risultare praticamente indetectabili.”
(Originale: Particular emphasis should be placed on substances which can be administered through food, water, or cigarettes, so as to be practically undetectable.)
Estensione a bevande e procedure mediche “normali”:
Il documento menziona esplicitamente vettori come bevande (incluse alcoliche), sigarette, e procedure mediche standard (es. iniezioni o trattamenti che non suscitino sospetti nella vittima). L’obiettivo è che l’intervento non sia riconoscibile come manipolazione:
“Metodi di somministrazione che non diano luogo a sospetti, inclusi alimenti, bevande, sigarette, e interventi medici ordinari.”
(Originale: Methods of administration which would not arouse suspicion, such as food, beverages, cigarettes, and standard medical procedures.)
Obiettivo strategico più ampio (oltre il semplice interrogatorio):
Si parla di effetti che possano portare a controllo a lungo termine, come “scoraggiamento prolungato”, “esaurimento psichico” o “appiattimento emotivo”, rendendo l’individuo più malleabile o passivo.
Questo va oltre l’estrazione di informazioni e si avvicina a forme di controllo comportamentale o demoralizzazione.
Questi passaggi confermano esattamente quanto descritto nel articolo: non era solo ricerca teorica su droghe per interrogatori, ma esplorazione concreta di modi per alterare la mente in modo invisibile e prolungato tramite vettori quotidiani.
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