Tre satelliti ESA sorvegliano da 11 anni una falla nel campo magnetico terrestre. L’ultimo rapporto dice che sta crescendo. Molto.

Gianluca Riccio

Tremila chilometri sotto i nostri piedi, c’è un oceano di ferro fuso che si muove. Non fa rumore, non si vede, ma decide se i satelliti in orbita funzionano o no e se le bussole puntano nella direzione giusta. Di più: decide se le particelle solari ci arrivano addosso o rimbalzano. Si, perché quel ferro genera il campo magnetico terrestre: lo scudo invisibile che rende abitabile questo pianeta.

Ecco, quello scudo ha una falla. Si chiama Anomalia del Sud Atlantico, è nota dal XIX secolo, e da undici anni tre satelliti europei la guardano allargarsi. L’ultimo rapporto dice che è cresciuta di un’area pari a mezza Europa. E che dal 2020 la situazione vicino all’Africa è peggiorata.

La falla che si allarga

I satelliti Swarm dell’Agenzia Spaziale Europea misurano il campo magnetico dal 2014: tre sonde identiche che registrano segnali provenienti dal nucleo, dal mantello, dalla crosta e dall’atmosfera. Undici anni di dati continui, il record più lungo mai ottenuto dallo spazio. Il quadro che ne esce è pubblicato su Physics of the Earth and Planetary Interiors e racconta una storia di squilibri in movimento.

L’area dove il campo magnetico è più debole (sotto i 26.000 nanotesla) si è espansa dello 0,9% della superficie terrestre tra il 2014 e il 2025: un’area grande quasi come mezza Europa continentale. L’intensità minima è scesa di 336 nanotesla, da 22.430 a 22.094. Sono numeri che non fanno paura da soli, ma il trend è chiaro e accelera.

Scheda dello Studio

Il campo magnetico non è un blocco unico

Il fatto è questo: l’anomalia non si comporta come una macchia d’olio che si espande in modo uniforme. Dal 2020, la regione a sud-ovest dell’Africa si sta indebolendo più rapidamente del resto. Chris Finlay, professore di geomagnetismo alla DTU e primo autore dello studio, spiega che il campo magnetico in quell’area fa qualcosa di inatteso: invece di uscire dal nucleo (come dovrebbe nell’emisfero sud), rientra. Sono le cosiddette reverse flux patches, zone dove le linee del campo magnetico si invertono al confine tra nucleo liquido e mantello roccioso. Una di queste si sta spostando verso ovest, sopra l’Africa, e contribuisce all’indebolimento.

Un po’ come un ombrello che si rovescia in un punto preciso: il resto tiene ancora, ma la pioggia (in questo caso, le particelle cosmiche) passa proprio di lì.

L’Anomalia del Sud Atlantico, un punto debole crescente nello scudo magnetico terrestre, si è estesa di quasi la metà rispetto all’Europa continentale dal 2014, con un indebolimento particolarmente intenso che si sta verificando ora in prossimità dell’Africa. Allo stesso tempo, l’intensità magnetica sta aumentando sulla Siberia e diminuendo sul Canada, riflettendo i potenti cambiamenti in atto nelle profondità del nucleo terrestre. Immagine: ESA (Fonte dati: Finlay, CC et al., 2025)

Siberia su, Canada giù

L’anomalia del Sud Atlantico è il capitolo più vistoso, ma non l’unico. Il campo magnetico si sta ridistribuendo anche nell’emisfero nord. La zona di campo forte sopra il Canada si è ridotta dello 0,65% della superficie terrestre (più o meno le dimensioni dell’India), e la sua intensità massima è calata di 801 nanotesla. Quella sopra la Siberia, al contrario, si è espansa dello 0,42% (quanto la Groenlandia) e ha guadagnato intensità.

Risultato pratico? il polo magnetico nord si sta spostando verso la Siberia. I sistemi di navigazione, che dipendono dall’equilibrio tra queste due aree forti, devono essere ricalibrati con frequenza crescente. Il campo magnetico, insomma, sta cambiando forza, ma soprattutto geografia.

Satelliti sotto pressione

La conseguenza più immediata riguarda chi vola. I satelliti che attraversano l’Anomalia del Sud Atlantico ricevono dosi di radiazione più alte del normale: malfunzionamenti elettronici, perdita di dati, in alcuni casi danni permanenti ai componenti. Gli operatori spengono regolarmente i sistemi di bordo prima di entrare nella zona. La Stazione Spaziale Internazionale ha dovuto prevedere schermature supplementari. E il buco nel campo magnetico, ora, è più grande di prima.

Anja Stromme, mission manager di Swarm per l’ESA, ha confermato che i tre satelliti sono in ottima salute e che l’obiettivo è estendere le misurazioni oltre il 2030, quando il minimo solare permetterà osservazioni ancora più precise del nucleo terrestre.

FONTE https://www.futuroprossimo.it/2026/02/buco-nel-campo-magnetico-terrestre-ora-e-piu-largo-di-mezza-europa/

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