Negli ultimi anni, l’idea che gli Stati Uniti siano un impero in declino ha guadagnato un notevole sostegno, proveniente in parte da ambienti che fino a poco tempo fa avrebbero negato che fossero mai stati un impero. Il New York Times, ad esempio, ha pubblicato articoli che descrivono un impero americano “notevolmente benigno” che è “in ritirata” o addirittura a rischio di declino e caduta.

Eppure, l’ombra che il potere americano continua a proiettare sul resto del mondo è inconfondibile. Gli Stati Uniti hanno la superiorità militare su tutti gli altri paesi, il controllo degli oceani mondiali attraverso le rotte marittime strategiche, basi militari in ogni continente, una rete di alleanze che copre gran parte del mondo industrializzato, la capacità di trasferire individui in prigioni segrete in paesi che vanno da Cuba alla Thailandia, un’influenza preponderante sul sistema finanziario globale, circa il 30% della ricchezza mondiale e un’economia continentale che non dipende dal commercio internazionale. CONTINUA 

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Di Andrea Muratore

La cattura di Nicolas Maduro in Venezuela e le dichiarazioni di Donald Trump circa la volontà di “controllare” il Paese sudamericano ora guidato dalla presidente supplente Delcy Rodriguez, si inseriscono nel quadro della nuova ma già ben consolidata strategia di sicurezza nazionale statunitense, che vede come obiettivo di riferimento garantire la supremazia di Washington nel suo emisfero di riferimento.

Questo è indicato, per la precisione, come l’emisfero occidentale, ovvero la somma tra le Americhe e le aree oceaniche prospicenti, a Est e a Ovest, le loro coste. Uno spazio, indicabile come esteso dall’Artico allo Stretto di Drake e dalle Midway al Mar dei Caraibi, in cui gli Usa intendono ribadire la priorità della loro influenza geopolitica.

L’America e la priorità sull’emisfero occidentale

Parliamo di un trend dettato nella definizione politica dalla National Defense Strategy (Nds) del Pentagono trumpiano di Pete Hegseth e dalla National Security Strategy del presidente, che dicono chiaramente come Washington intenda premunirsi da ogni minaccia alle porte del continente. E si riservi la possibilità di rimuovere ogni influenza esterna, vera o presunta, ritenuta come minacciosa.

I commentatori l’hanno soprannominata “Dottrina Donroe”, forma aggiornata della storica Dottrina Monroe, e l’azione contro Maduro, unita alla rivendicazione di Trump di un controllo sul Venezuela, pur senza occupazione diretta, la palesa come per mesi lo avevano fatto i raid contro le imbarcazioni dei narcotrafficanti nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale e i sequestri delle petroliere venezuelane di fine 2025.

Tornano le sfere d’influenza

In sostanza, Washington riprende la logica delle sfere d’influenza e di proiezione di potenza e si definisce ordinatore di ultima istanza della sicurezza regionale. L’analista Carlos Roa su National Interest scriveva l’ultimo giorno del 2025 che le manovre di Trump indicavano “l’inizio della fase imperiale dell’America”:

L’America sta ora transitando verso  una fase imperiale esplicita e senza scuse orientata al consolidamento. Il nuovo approccio sarà  un transazionalismo duro e puro, che darà priorità al potere puro e all’interesse nazionale rispetto alle finzioni ideologiche – un radicale allontanamento dal precedente modello “imperiale liberale”, in cui l’ideologia dell’internazionalismo liberale era sia il motore politico centrale che la giustificazione duratura per decenni di interventismo globale LINK

Per Roa, questo impone “l’affermazione del più profondo istinto strutturale degli Stati Uniti di garantire il primato regionale come priorità assoluta, il che richiede una modernizzazione aggressiva della  Dottrina Monroe (con un “Corollario Trump“)” In quest’ottica, il Venezuela fa il paio con Panama, dove gli Usa con un braccio di ferro con la Cina hanno provato a spingere la vendita dei porti di Ck Hutchison a un consorzio guidato da BlackRock e da Msc al fine di ridurre la presenza di Pechino su un canale strategico, ma anche, se non soprattutto, con le mire espansive sulla Groenlandia, ribadite il giorno dopo la cattura di Maduro da Katie Miller, giornalista e moglie di Stephen Miller, potente consigliere di Trump sull’immigrazione, con una mappa postata su X che non ha bisogno di spiegazioni.

https://x.com/KatieMiller/status/2007541679293944266

Il nuovo impero dell’America

Il neo-espansionismo statunitense coniuga mire territoriali a espliciti obiettivi politici e riserva agli Usa uno spazio d’intervento illimitato nel “cortile di casa”. Il tutto sperando in un vento culturale favorevole con l’emersione di regimi amici nei Paesi partner.

Gli Usa si trovano in un contesto favorevole dopo che ai “proconsoli” più fidati, il salvadoregno Nayib Bukele e l’argentino Javier Milei, si sono aggiunti gli entranti José Antonio Kast (Cile) e Nasry Asfura, vincitore del voto in un Honduras a cui Trump ha minacciato di tagliare i fondi in caso di sconfitta del candidato conservatore. Segno di una pervasività dell’interventismo americano che non ha risparmiato nemmeno il gigante regionale, il Brasile, colpito da extra-dazi per la presunta “persecuzione giudiziaria” contro l’alleato di Trump, l’ex presidente Jair Bolsonaro, in una complessa sovrapposizione tra interessi nazionali e strategie Usa, logiche politiche del presidente e narrazioni funzionali al movimento Maga.

Sul taccuino americano ora sono segnati tre nomi: Cuba, Nicaragua e Colombia. I primi due, Paesi dal regime socialista storicamente legati a Caracas e avversari espliciti di Washington, che potrebbe non tollerare cavalli di Troia potenziali nella regione. La terza, storico alleato americano che il presidente Gustavo Petro ha posizionato in forma barricadera e scontrosa con Washington come alfiere della sinistra anti-statunitense del campo latino.

Se davvero Washington ricondurrà all’ovile il Venezuela, questi Paesi potranno trovarsi di fronte a un bivio: cercare un modus vivendi con gli Usa o affrontare la mannaia americana che Trump, nel neo-imperialismo ostentato nelle Americhe, non intende lasciare inoperosa. Questo è uno spaccato del mondo competitivo in cui viviamo. Un mondo che nasce anche sulle ceneri dell’illusione americana di plasmare il globo dopo la fine della Guerra Fredda e dalla postura difensiva di una superpotenza oggi desiderosa di erigere barriere per difendere le certezze di una primazia mondiale sempre più contesa. E che non vuole veder sfidata nel fu cortile di casa.

FONTE https://it.insideover.com/politica/dal-venezuela-alla-groenlandia-dalla-dottrina-donroe-nasce-il-nuovo-impero-americano.html

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