Screenshot: Un’epidemia in espansione: conclusioni e raccomandazioni per la gestione di un incidente biologico intenzionale
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Nell’ottobre del 2019 (poche settimane prima che emergessero i primi casi a Wuhan), il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e la Bill & Melinda Gates Foundation, organizzò l’Event 201, una simulazione pandemica globale basata su un coronavirus fittizio. La coincidenza temporale e tematica ha fatto sì che questa esercitazione diventasse il punto di riferimento per indagare altri casi in cui le simulazioni avevano anticipato eventi poi effettivamente verificatisi. Resta da sperare che la simulazione descritta di seguito rimanga tale.
Che coincidenza: già nel 2019 le élite globali provavano una crisi internazionale di peste polmonare
uncut-news.ch
Mentre giungono attualmente notizie contraddittorie da Irkutsk sulla morte di una dipendente di un istituto russo anti-peste, vale la pena fare un salto indietro di sette anni. Proprio una crisi internazionale da peste polmonare, infatti, fu simulata nei minimi dettagli già nel 2019 da rappresentanti di alto livello della politica, del settore sanitario, di organizzazioni internazionali e fondazioni.
L’esercitazione si è svolta il 14 febbraio 2019 a Monaco di Baviera, immediatamente prima della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Gli organizzatori sono stati la Nuclear Threat Initiative (NTI), il Center for Global Health Science and Security della Georgetown University e il Center for Global Development. Secondo la NTI, l’obiettivo era scoprire le vulnerabilità nella risposta internazionale a un evento biologico catastrofico provocato intenzionalmente.
Lo scenario: la peste polmonare si diffonde a livello internazionale
La simulazione è stata successivamente intitolata in modo emblematico “A Spreading Plague” (“Una peste che si diffonde”).
Il punto di partenza è stato il Paese fittizio “Vestia”. Lì è comparsa una malattia insolita, rivelatasi essere la peste polmonare. La malattia si è diffusa oltre i confini, costringendo le organizzazioni sanitarie, di sicurezza e governative internazionali ad agire. A differenza di una normale epidemia naturale, nel corso della simulazione è emerso che si trattava di un evento biologico deliberatamente provocato.
Lo scenario è stato aggravato gradualmente: l’agente patogeno della peste era altamente pericoloso e resistente ai principali trattamenti farmacologici. I viaggi internazionali hanno diffuso ulteriormente la malattia. I sistemi sanitari sono stati messi sotto pressione, i governi hanno discusso di chiusure di frontiere e restrizioni di viaggio, mentre contemporaneamente si diffondevano voci e disinformazione.
Aspetto particolarmente drastico: nello scenario è morto quasi l’80% dei contagiati, mentre inizialmente non era disponibile alcun vaccino efficace. Successivamente, le indagini condotte all’interno della simulazione hanno rivelato che l’agente patogeno era stato modificato geneticamente per aumentare la sua resistenza ai farmaci. Infine, si sono intensificati gli indizi di un attacco biologico mirato.
Fondazione Gates, WEF, Banca Mondiale ed ex capo dell’OMS attorno al tavolo
Anche l’elenco dei partecipanti è notevole.
Bill Gates in persona non ha partecipato. Tuttavia, la Bill & Melinda Gates Foundation è stata rappresentata da Chris Elias, presidente della sua divisione di sviluppo globale (Global Development Division).
Nel documento in formato PDF (a pagina 5 del rapporto) viene citato Bill Gates: vi è scritto nero su bianco che 18 partecipanti di alto livello avrebbero dovuto reagire a una peste in rapida diffusione e che si trattava espressamente di un “genetically engineered agent”, ovvero di un agente geneticamente modificato. Subito prima viene inoltre citato Bill Gates con il suo avvertimento lanciato alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2017.
Accanto a loro sedevano al tavolo, tra gli altri, Gro Harlem Brundtland (ex direttrice generale dell’OMS ed ex primo ministro norvegese), Jeremy Farrar (allora direttore del Wellcome Trust), Tim Evans della Banca Mondiale e Jeremy Jurgens, amministratore delegato (Managing Director) del World Economic Forum. (FONTE)
A ciò si sono aggiunti rappresentanti ed ex alti funzionari delle strutture dell’ONU, di organizzazioni umanitarie, di autorità di sicurezza e della politica di disarmo. L’esercitazione era quindi esplicitamente orientata all’intersezione tra sanità, sicurezza internazionale e gestione delle crisi politiche.
E ora, nell’ottobre del 2026, sorge improvvisamente una storia reale che presenta parallelismi notevoli, almeno in superficie.
Una collaboratrice di 28 anni dell‘Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk muore dopo una grave malattia. Inizialmente circolano notizie sulla peste polmonare e su un possibile incidente di laboratorio. Circa 200 persone entrate in contatto vengono temporaneamente monitorate dal punto di vista medico o isolate. I media internazionali riprendono la storia, Washington osserva gli sviluppi e sui social network nascono in pochissimo tempo account che si occupano quasi esclusivamente di un presunto “pericolo di peste” in Russia.
Tuttavia, nel frattempo c’è un’evoluzione cruciale che deve essere menzionata in ogni reportistica seria:
Fino al 6 ottobre non è stato confermato alcun caso di peste.
La Russia ha comunicato ufficialmente all’OMS che a Irkutsk non sono stati riscontrati casi di peste. Neppure tra le persone entrate in contatto è stato rilevato alcun agente patogeno pericoloso. Il Rospotrebnadzor ha segnalato unicamente due casi di COVID-19 e due di rinovirus. Molte delle persone isolate a titolo precauzionale sono state nel frattempo rilasciate. L’OMS continua a valutare basso il rischio per la popolazione generale (Reuters).
È proprio per questo motivo che la dinamica mediatica risulta evidente: da una polmonite ufficialmente ancora non chiarita, nel giro di pochi giorni è nata a livello internazionale una storia su un possibile focolaio di peste e su un incidente di laboratorio. (ndr vedi esempio BBC)
La vicenda ricorda così inevitabilmente un’esperienza del recente passato: quando da un caso di malattia non ancora confermato emerge improvvisamente uno scenario di minaccia internazionale, vale la pena esaminare con molta attenzione quali siano i fatti realmente disponibili e quale narrazione stia venendo costruita attorno a essi.
Traduzione Gemini
FONTE https://uncutnews.ch/was-fuer-ein-zufall-schon-2019-probten-globale-eliten-eine-internationale-lungenpest-krise/
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