BALLE SPAZIALI?

Scott Kelly, veterano delle missioni spaziali della Nasa e inoltre ex pilota top gun della marina militare Usa, ha detto alla rete tv americana Msnbc: «Per me la domanda numero uno è: stiamo parlando di nuove capacità offensive nello spazio nelle armi spaziali? Alcune di queste cose sono limitate da trattati internazionali sottoscritti dagli Stati Uniti sin dagli anni ’60. Quindi non mi è chiaro quale sia lo scopo di questo nuovo ramo dell’esercito che sarà incredibilmente costoso e che aggiungerà burocrazia a un comparto già molto burocratizzato. E la mia grande preoccupazione è che lo spazio è stato finora un ambiente dove possiamo lavorare in modo pacifico con tutte le nazioni del mondo, e cambiarlo senza una ragione chiara a questo punto, come ho detto, è piuttosto difficile da capire». LEGGI QUI  

L ‘esercito stellare annunciato da Trump per il 2020

Da poche ore c’è anche una data indicativa entro la quale il sesto braccio sarà pronto: il 2020. L’ha annunciato direttamente il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence che, in un discorso al Pentagono il 9 agosto, ha spiegato come intende muoversi la Casa Bianca...

Dal momento che “stabilire un sesto braccio armato richiede richiede l’approvazione del Congresso”, i primi, immediati, provvedimenti che verranno presi per “proteggere gli interessi vitali americani nello spazio” saranno creare alcuni nuovi enti. A cominciare dalla Space Development Agency, un’organizzazione incaricata di sviluppare e rendere operative le tecnologie di prossima generazione, per proseguire con la Space Operations Force che avrà invece il compito di mettere insieme ingegneri, scienziati, specialisti di intelligence, strateghi ed esperti in ambito progettistico e militare.

Si tratta dunque di creare una comunità di “professionisti della guerra spaziale”, a cui aggiungere poi anche una terza nuova realtà: la U.S. Space Command, con il compito di migliorare le strategie belliche fuori dai confini terrestri. Quest’ultima dovrà insomma occuparsi di mettere a punto e insegnare nuove “dottrine, tattiche, tecniche e procedure” militari.

L’annuncio di Pence ha stupito per la scadenza a breve termine, il 2020, alla quale la Difesa statunitense guarda, ma non ha comunque colto di sorpresa i più attenti osservatori internazionali. Era stato lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, a guardare allo spazio evocando il ruolo degli Stati Uniti per scoprirne “i misteri”. E ieri, dopo l’annuncio del suo vice, Trump ha indicato la rotta via Twitter.

Space Force all the way!…

Ma che cosa significa guerra spaziale? Quali sarebbero gli obiettivi concreti? Al centro dei mirini dei missili e dei laser nemici finirebbero i satelliti, ovvero gli strumenti grazie ai quali funziona buona parte dei dispositivi collocati sulla Terra. 

Certamente quelli ad uso militare, ma anche quelli civili, che servono ad esempio nei meccanismi di telecomunicazione e di navigazione. Una guerra satellitare che, secondo il rappresentante dell’ala democratica del Tennessee Jim Cooper, potrebbe rendere “ciechi e sordi” gli americani “in pochi secondi”...

Come avevamo già scritto in un articolo di fine giugno, quando cioè Trump aveva per la prima volta spiegato di voler istituire il sesto braccio delle forze armate, “la Space Force esiste già all’interno della Air Force e si chiama Air Force Space Command e conta su 36.000 effettivi stazionati in 134 basi in giro per il mondo”. L’organizzazione, insomma, già ci sarebbe: e fino a oggi gode di un budget di tutto rispetto, 8,5 miliardi di dollari nel 2017, speso in attività di “osservazione della Terra, di controllo, di previsioni del tempo, di comunicazioni, di controllo remoto delle armi (al suolo) e di sicurezza”. Articolo integrale QUI

Nel 1958 il futuro presidente americano Lyndon B. Johnson aveva promesso:

«Dallo spazio riusciremo a controllare il clima sulla terra, a provocare alluvioni e carestie, a invertire la circolazione negli oceani e far crescere il livello dei mari, a cambiare la rotta della corrente del Golfo e rendere gelidi i climi temperati».

 

TRUMP E TESLA 

…Tesla è morto nel 1943 e, solo tre anni dopo, Bernard Vonnegut (che in seguito ha condotto esperimenti NMP sul campo), e altri due scienziati della General Electric (GE), diedero simultaneamente il via all’epoca scientifica del controllo del tempo e il Nuovo Progetto Manhattan. I tre anni trascorsi tra la morte di Tesla e i famosi exploit della GE, avrebbero costituito un tempo abbastanza lungo per rivedere il materiale di Tesla e pianificare il futuro. Il MIT Rad Lab era già ampiamente al lavoro sulle tecnologie correlate.

Curiosamente però, l’esperto scientifico incaricato di riesaminare i documenti postumi, confiscati a Nikola Tesla, era membro del Comitato Direttivo e Vicedirettore del Radiation Lab, di nome John G. Trump (1907-1985). John G. Trump tradusse, per i nostri militari, i documenti di Tesla dal linguaggio scientifico all’inglese. I militari, a loro volta, decisero quali idee di Tesla erano di valore militare e quindi degne di un’ulteriore esplorazione. John G. Trump ha continuato a servire come capo della Filiale britannica del MIT Radiation Laboratory. Forse vi state chiedendo… sì, John G. Trump è stato lo zio del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump. Infatti, il secondo nome ‘John’ di Donald gli fu dato in onore di suo zio…

Articolo integrale http://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/un-nuovo-progetto-manhatten-1/

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