Il progetto Cirrus fu il primo tentativo di modificare un uragano. Si svolse in collaborazione tra General Electric Corporation, US Army Signal Corps, Office of Naval Research e US Air Force.[1] Dopo un periodo di preparazione e lo scetticismo iniziale da parte degli scienziati governativi,[6] il primo tentativo di alterare un uragano iniziò il 13 ottobre 1947 su un uragano che puntava da ovest verso est e verso il mare.[5]

Un aeroplano sorvolò le zone di pioggia dell’uragano e rilasciò circa 36 kg di ghiaccio secco polverizzato sulle nubi.[1] L’equipaggio riportò “Accentuate variazioni dello strato di nubi inseminato”.[5] Non si sa se fu causato dall’inseminazione. Successivamente l’uragano cambiò direzione e passò sulla terraferma nei pressi di Savannah (Georgia) e la popolazione incolpò l’azione di inseminazione con ghiaccio secco e Irving Langmuir che l’effetto negativo fu causato dall’intervento umano.[6] Il progetto Cirrus fu cancellato [5] e venne intrapresa una causa contro di esso. Soltanto il fatto che un uragano nella stagione degli uragani del 1906 intraprese un percorso simile e che la tempesta aveva già cominciato a cambiare direzione prima della semina, pose fine alla causa.[5] Questo disastro pose fine agli esperimenti per undici anni. (ndr così dicono)

 Tra un progetto e l’altro

Il  National Hurricane Research Project  

facente parte dell’United States Weather Bureau fondato nel 1955, aveva tra i suoi obiettivi quello di investigare la validità scientifica dei metodi di alterazione degli uragani. Con questo fine fu sperimentato un erogatore di ioduro d’argento sull’uragano Daisy nell’agosto 1958. Gli erogatori furono rilasciati all’esterno dell’occhio del ciclone per cui fu un test sull’equipaggiamento e non un esperimento di alterazione. L’equipaggiamento funzionò solo in un volo per cui non furono acquisiti dati significativi.[5]

Il primo esperimento di semina dopo il disastro del progetto Cirrus fu tentano il 16 settembre 1961 con l’uragano Esther dall’NHRP con gli aerei dell’United States Navy. Furono lanciati otto cilindri di ioduro d’argento nell’occhio dell’uragano Esther e si registrò una diminuzione dei venti del 10%.[7] Il giorno successivo furono effettuate più semine ma lo ioduro d’argento non cadde nell’occhio del cicloe e non si registrò alcuna diminuzione della velocità del vento. Questi due risultati furono interpretati come un “successo”.[8]

La semina dell’uragano Esther portò alla creazione del progetto Stormfury nel 1962. 

Il progetto Stormfury venne condotto congiuntamente dall’United States Department of Commerce e la United States Navy.[8] FONTE 

DOCUMENTO 

Immagine incorporata 2

History of Project Cirrus / compiled by Barrington S. Havens

Luca Mercalli la vede così!

Pratiche avveniristiche dal successo imprevedibile

A inizio Novecento lo sviluppo delle scienze atmosferiche e le nuove tecnologie sembravano rendere raggiungibile il sogno di modificare il tempo a piacere. Nel 1924 il fisico di Harvard Emory Leon Chaffee sparse da un aereo sabbia caricata elettricamente nel tentativo di stimolare le nubi a produrre pioggia. Nel 1946, presso i laboratori General Electric, Vincent Schaefer e Irving Langmuir – quest’ ultimo Nobel per la chimica nel 1932- scoprirono che, spargendo ghiaccio secco (anidride carbonica compressa) sopra le nubi, ottenevano precipitazioni. La tecnica fu subito migliorata dal fisico Bernard Vonnegut, fratello dello scrittore Kurt, che scoprì le proprietà nucleanti dello ioduro d’ argento: questo composto ha caratteristiche molecolari molto affini al ghiaccio e, cosparso in finissime particelle sulla sommità di una nube con temperatura di decine di gradi sotto zero, stimola la formazione di cristalli di ghiaccio precursori di neve o pioggia. Gli iniziali entusiasmi furono però raffreddati da risultati ambigui: non sempre gli esperimenti fornivano l’ esito atteso e non era possibile distinguere gli effetti del trattamento dall’ evoluzione naturale della nube. Ciononostante General Electric insieme ai militari americani volle tentare di indebolire un uragano nell’ ambito del Progetto Cirrus. Il 13 ottobre 1947 sparse ghiaccio secco su un uragano in mare aperto, che tuttavia provocò danni a Savannah, in Georgia. Ovviamente la colpa fu data all’ intervento aereo anche se ciò non era dimostrabile: ne nacque una causa legale e il progetto fu chiuso.

Nel 1962 la Marina americana lanciò un nuovo p r o g e t t o  d e n o m i n a t o Stormfury, destinato a sperimentare l’ inseminazione delle nubi per indebolire gli uragani in mare aperto. Dopo milioni di dollari spesi sugli uragani Beulah, Betsy, Elena, Faith, Inez, Debbie, nel 1971 l’ uragano Ginger fu l’ ultimo a essere trattato sull’ Atlantico, e tuttavia provocò ugualmente dieci milioni di dollari di danni in North Carolina. Nel 1976 si decise di spostare la sperimentazione sul Pacifico, suscitando la contrarietà di Cina e Giappone. Ma ormai i risultati erano sempre più scarsi e nel 1983 il progetto Stormfury fu definitivamente soppresso per mancanza di effetti misurabili e verificabili. Negli anni Settanta, il timore dell’ uso militare di questi esperimenti fece comunque nascere una vivace attività di regolamentazione legislativa in molti Stati americani.

In seguito i test ufficiali furono abbandonati e l’ inseminazione delle nubi con ioduro d’ argento venne relegata a società private incaricate di far piovere a pagamento su aree ristrette, sempre con risultati dubbi. Oggi molti progressi sono stati fatti nella comprensione della microfisica delle nubi, nell’ osservazione delle precipitazioni da satellite e da radar e nei modelli di simulazione della dinamica delle nubi. Sono elementi che potrebbero far riaprire la sperimentazione e portare forse in futuro a potenziali successi in un campo che resta tuttavia estremamente complesso e delicato nelle sue implicazioni, che possono essere usate a fin di bene o per creare danni. Nonostante non vi siano ancora evidenze certificate di risultati positivi, Paesi come Russia, Cina e Thailandia dichiarano spesso di aver eliminato perturbazioni su grandi eventi pubblici, o fatto piovere o nevicare sulle zone siccitose. C’ è da chiedersi come mai questi metodi periodicamente annunciati e mai scientificamente verificati, non vengano mai usati su un aeroporto internazionale bloccato dal maltempo. Ma forse è un bene che non funzionino, altrimenti in Italia i tribunali sarebbero inondati da un altro mare di cause. LUCA MERCALLI  FONTE  (ndr: se sapessimo quello che fanno i tribunali sarebbero inondati di cause, quindi meglio non far sapere)

A CHE PUNTO SIAMO SETTANT’ ANNI DOPO?

 

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