“Il nostro Paese dovrebbe avere la consapevolezza che per affrontare la sfida del clima occorre far ritornare le università italiane ai livello di 30-40 anni fa, e sfornare scienziati capaci.”   Franco Prodi  Leggi  QUI 

 

Franco Prodi, i dubbi sui cambiamenti climatici:

 “Il fenomeno è molto più complesso rispetto a come ce lo presentano” (ndr ne siamo certi)  

Franco Prodi, climatologo di fama internazionale e fratello di Romano, l’ex premier, ha le idee chiare, ovviamente, sul clima e sullo scenario disegnato dallo strappo di Donald Trump, uscito dagli accordi sul clima. Il punto, spiega, non sono soltanto le emissioni di CO2 e il riscaldamento globale: “Certo che no – afferma in un’intervista a Il Giorno -, quella è solo una parte del problema. E sono abituato a dare la giusta considerazione alle conferenze sul clima”. Già, perché “sono dei momenti in cui l’importanza di comunicare qualcosa supera tutti gli altri aspetti di faccende complesse come il clima. Ma – aggiunge – non fatemi passare per un negazionista”. Per certo, però, è qualcuno che reputa le conferenze sul clima, ci si permetta l’esegesi del suo pensiero, eminentemente mediatiche.

Dunque, Prodi snocciola teorie controcorrente: “Che i ghiacciai si stiano ritirando è di un’ videnza assoluta, ma non credo che dipenda solo ed esclusivamente dalle emissioni di CO2 che provoca il riscaldamento globale. Tra l’altro, lasciatemelo dire, sostenere che il riscaldamento globale vada mantenuto entro i due gradi non è una frase che ha molto senso“. Dunque la situazione del clima, gli si chiede, non è così critica? “No è critica. In questo momento è come se fossimo su un autobus con vetri appannati, senza freni e siamo, per giunta, in discesa. Le emissioni di CO2 non sono l’unica causa del riscaldamento globale…. Articolo integrale  FONTE 

 

Il professore delle nuvole – è’ dal 1966 che esamina…

… Franco Prodi è geofisico e climatologo stimato in tutto il mondo; per la precisione è un fisico dell’atmosfera, esperto di nubi e grandine. … Prodi ha scelto il suo mantra, e lo ha ripetuto, pacatamente, con una sicurezza e una costanza impressionanti … : “Sui cambiamenti climatici sappiamo ancora troppo poco. L’immensità del campo di energia coinvolto dall’irradiazione solare sul pianeta, più la complessità del filtro atmosferico, e mille altre varianti, non consentono certezze a buon mercato, classificazioni facili”; questo il succo dei suoi interventi. …(ndr rosso aggiunto

 

 E’ tra i primi al mondo a scoprire che il chicco di grandine può essere usato come una sonda per capire come sono fatte le nubi. “Lei ha mai spaccato un chicco di grandine?”,  chiede. Ovviamente no. E comincia a parlarne come se fosse un figlio: gli strati concentrici, i grani cristallini, le goccioline sopraffuse… Studiare i chicchi di grandine per conoscere le nuvole, insomma. E’ dal 1966 che lo fa…

E’ il fascino della geofisica, dice. Per oltre vent’anni (fino al 2008) professore ordinario di Fisica generale e poi di Fisica dell’atmosfera presso l’Università di Ferrara, nel 1967 entra nel Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), al cui interno ricopre diverse cariche, fino alla direzione, nel 2002, dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac); da due anni ha lasciato quella carica, oggi è associato al Cnr, dove porta avanti diversi progetti, parallelamente alla gestione di una piccola azienda che produce strumenti di misurazione, la Nubila. “Affronta il lavoro con l’entusiasmo di un ventenne”, racconta chi lo conosce bene. Entusiasmo che contraddistingue il suo approccio anche agli aspetti non strettamente lavorativi. Dicono che sia “un cattolico convinto, ma certo non un bigotto né un moralista”. Gli amici di famiglia lo descrivono come “onesto, corretto, solidale: chiunque abbia bisogno sa che lui è pronto a dare una mano, anche a costo di sacrifici personali”. La descrizione da libro cuore del professore non è però lontana dalla verità. Chi lo ha visto all’opera in tanti anni racconta di un uomo generoso, attento a premiare “il valore reale degli studenti”, ma con un’etica molto salda che gli ha creato anche qualche antipatia: “Non è stato il capo che ha favorito i suoi solo perché erano suoi”, dicono dal Cnr. Prodi ha fatto crescere molti ricercatori, dando loro la possibilità di specializzarsi anche all’estero; ma al momento decisivo li ha sempre valutati per il loro valore oggettivo. Per questo si dice che come direttore dell’Istituto sia stato molto amato ma anche odiato.

Colleghi che lo conoscono bene dicono che “con le sue credenziali poteva arrivare anche ai vertici del Cnr”, ma forse questo suo modo di fare glielo ha impedito. Non ha mai voluto indossare la casacca del “fratello di”, anche se in tanti lo trattavano come tale, spazientendolo non poco. Non ha chiesto favori al fratello Romano, ma chi li conosce entrambi è pronto a giurare che se anche l’avesse fatto gli sarebbero stati negati. Merito di un’educazione di famiglia che non a caso ha cresciuto nove fratelli “sopra la media”: un mix di docenti universitari, medici, un architetto e due politici. …

Il pensiero di Prodi è semplice, innanzitutto realista: ci occupiamo di una cosa volubile e dimentichiamo il resto. “Mediaticamente vien detto che c’è il riscaldamento globale e allora si deve fare questo mercato sulle emissioni di CO2. Nel frattempo c’è un ambiente planetario – ambiente, non clima – che fa schifo e ne parla solo il Papa”. Quel Benedetto XVI che le “rivelazioni” di Wikileaks vogliono far passare per ecologista, ma che è molto di più, come ricorda Prodi: “Trovo attuale l’invito del Papa a riportare l’attenzione sulla centralità della salvaguardia dell’ambiente, del pianeta, del creato”.(ndr erano i tempi del pontefice Ratzinger)  Articolo integrale 

Facendo una ricerca abbastanza approfondita sulla rete, è pressoché impossibile trovare critiche alle posizioni di Franco Prodi.  Nella pagina delle lettere di “La Repubblica” del 2011, era stata pubblicata una critica inviata dal Comitato Scientifico di Climalteranti.it, nonché una replica del Prof. Franco Prodi

Stefano Caserini Climalteranti.it
Nell’intervista del 20 maggio, Franco Prodi ha affermato che «in questi 50 anni il clima in Italia è cambiato davvero poco», che il riscaldamento «è nella media internazionale» e che «non siamo in condizione di prevede-re il cambiamento climatico fu-turo». I dati mostrano un quadro molto diverso. Nel rapporto del-l’Isac-Cnr in passato diretto anche da Franco Prodi si legge che «in Italia, il riscaldamento è stato più intenso: il clima sta apparentemente diventando più caldo e più secco, con precipitazione concentrata in eventi più rari e più intensi». Una mole enorme di pubblicazioni scientifiche mo-strano che il riscaldamento globale proseguirà nel corso del XXI secolo.

Replica di Franco Prodi
Non ho messo in dubbio i dati generalmente accettati sul riscaldamento globale, di otto decimi di grado per secolo. Quanto all’Italia, sia io che l’Isac Cnr ci basiamo sugli stessi dati. Ricordo che è lo stesso Ipcc (Gruppo di esperti intergo-vernativo) ad ammettere che ci sono aspetti ben poco conosciuti, per esempio il ruolo delle nubi e dell’aerosol atmosferico. Questa scarsa conoscenza impedisce di quantificare il ruolo dell’uomo nel cambiamento in atto
Fonte

Si tratta di scarsa conoscenza o di scarsa diffusione di conoscenza? Franco Prodi era coordinatore del team italiano che ha partecipato al concorso degli Emirati Arabi Uniti. Gli emiri hanno deciso di trasformare il paese nel leader mondiale della pioggia artificiale.

DATI

Franco Prodi è nato a Reggio Emilia nel 1941. Laureato in Fisica nel 1963 all’Università di Bologna ha spostato i suoi interessi scientifici dalla fisica dello stato solido alla Fisica dell’Atmosfera in occasione del Servizio Militare prestato come ufficiale del S. Meteorologico dell’Aeronautica Militare. Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 1967 al 1987 negli istituti che si occupano di ricerche atmosferiche, ha diretto l’Osservatorio sui Fenomeni Grandinigeni di Verona (1970-1975) ed il FISBAT di Bologna (Ist. sullo studio della Fisica dell’Alta e Bassa Atmosfera, 1985-1993). Attualmente dirige l’ISAC (Istituto per le scienze dell’Atmosfera e del Clima), con sede a Bologna e sezioni a Roma, Lecce, Torino, Padova e Cagliari.
Ha svolto l’ insegnamento universitario, avendo conseguito la libera docenza in Meteorologia nel 1971, prima come incaricato all’Università di Modena (1970-1987), poi dal 1987 a tutt’oggi come professore ordinario di Fisica dell’Atmosfera all’Università di Ferrara.
Ha trascorso vari periodi di ricerca presso il National Center for Atmospheric Research di Boulder (Colorado, USA). E’ stato membro della Commissione internazionale di Fisica delle Nubi e delle Precipitazioni (ICCP) della IUGG (International Union of Geodesy and Geophysics). E’ nel board di alcune riviste scientifiche internazionali.
Il campo di ricerca principale è la fisica delle nubi e delle precipitazioni, con particolare riguardo alla formazione della grandine, alla fisica dell’aerosol, ai bilanci di radiazione, alla radarmeteorologia dei temporali grandinigeni, alla meteorologia da satellite, alle previsioni di nowcasting.
Ha pubblicato più di cento lavori su riviste scientifiche internazionali. 

http://docente.unife.it/franco.prodi/curriculum

http://docente.unife.it/franco.prodi/pubblicazioni

http://cma.entecra.it/Astro2_sito/doc/Need_for_weather_and_climate_modification.pdf

https://library.wmo.int/pmb_ged/wmo_902_en.pdf

Which university education and experimentation is recommended for cloud physicists for working in precipitation enhancement – ……….. Franco Prodi

https://library.wmo.int/pmb_ged/wmo-td_1227_en.pdf

 

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