È possibile raffreddare il nostro pianeta iniettando molecole di acido solforico – dotate di un certo potere riflettente – negli strati superiori dell’alta atmosfera, dove esse potrebbero disperdere, ricacciandola nello spazio, una piccola parte della luce che proviene dal Sole, formando una sorta di sottile parasole per la superficie sottostante. Dire che ció è “possibile” diminuisce l’effettivo valore dell’asserzione : in effetti l’operazione non è costosa e non presenta difficoltà sul piano tecnico. Gli aerei speciali e i sistemi di dispersione necessari per dar inizio all’operazione potrebbero essere allestiti in pochi anni con un costo inferiore a quello di un film hollywoodiano di successo”….. 

                                                                                                                                 David Keith –  L’alternativa razionale

 

Gli accordi di Parigi del 2015 hanno fissato degli stringenti limiti all’aumento massimo della temperatura superficiale nel prossimo secolo. Per poter sperare di rimanere al di sotto della soglia massima di riscaldamento (2 °C) prima che i suoi effetti diventino eccessivamente nocivi per la nostra civiltà, sono state proposte varie soluzioni “temporanee”, da applicare mentre le nazioni riducono le loro emissioni, che vanno sotto il nome di climate engineering, o geoingegneria: ad esempio, una riduzione della radiazione solare in arrivo a terra potrebbe essere effettuata tramite l’iniezione in stratosfera di SO2, similmente a ciò che è stato osservato a seguito di grandi eruzioni vulcaniche esplosive.

Prima di pensare di applicare una simile soluzione c’è bisogno di studi teorici che permettano alla comunità scientifica di comprendere nel miglior modo possibile gli effetti sul clima che un tale intervento potrebbe avere. Per questo motivo, dal 2009 è attivo il progetto GeoMIP (Geoengineering Model Intercomparison Project), il cui scopo è di coordinare simulazioni con un ampio numero di modelli climatici da tutto il mondo l’iniezione di solfati in atmosfera, e osservarne i possibili effetti. In un articolo appena pubblicato da Daniele Visioni e suoi collaboratori, vengono analizzati gli effetti dinamici e chimici di questo possibile esperimento sulla concentrazione del metano (CH4) in atmosfera, utilizzando il modello ULAQ-CCM dell’Università dell’Aquila e un modello sviluppato dalla NASA, il GEOSCCM. Entrambi i modelli hanno trovato modifiche nella concentrazione di metano dovute sia a cambiamenti dalla circolazione atmosferica in troposfera e in stratosfera, sia a cambiamenti di tipo chimico dovuti, a loro volta, a modifiche di composti in troposfera come l’ozono, con importanti ricadute sulla quantità di radiazione UV-B in arrivo a terra e sulla qualità del’aria.

Lungi dal voler essere un endorsement di un eventuale realizzazione pratica di un intervento di geoingegneria, questo studio potrà aiutare, insieme ad altri pubblicati nell’ambito del progetto GeoMIP, a valutarne in modo robusto tutte le possibili ramificazioni, se mai nel futuro dovesse sorgerne il bisogno.


FONTE
http://cetemps.aquila.infn.it/geoingegneria-dei-solfati-e-impatto-sul-metano-atmosferico/

I solfati hanno davvero questo potere riflettente e ciò funzionerebbe anche nel contesto della stratosfera terrestre?

Come ho detto, è noto da molto tempo l’effetto dei solfati sulla diminuzione del riscaldamento della Terra, ma gli effetti negativi sono largamente superiori a quelli positivi. L’utilizzo di anidride solforosa in grandi quantità è particolarmente problematico in quanto essa può facilmente reagire con l’ozono, distuggendolo e ossidandosi a triossido di zolfo. Quest’ultimo, comporta la formazione di piogge acide che come dimostrato danneggiano le piante, la vita acquifera e i monumenti. Inoltre, a livello atmosferico, partecipano ai cicli responsabili dello smog. Quindi introdurre zolfo nell’atmosfera deliberatamente provocherebbe danni notevolmente maggiori dei possibili vantaggi. Leggi qui

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