BRANDON SMITH
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La tecnologia può essere affascinante, ma anche nociva per il vero progresso umano e, quando dico “progresso,” non intendo avanzamenti nel mondo delle macchine ma miglioramenti nel mondo delle persone, e il primo non porta necessariamente al secondo.

In primo luogo, riconosco pienamente che ogni volta che qualcuno tenta di criticare l’innovazione tecnologica, rischia di essere etichettato come “svitato” o “vecchio fossile,” una barbara reliquia di un’era ormai passata. Tuttavia, questo atteggiamento è indice di ignoranza. Presume che il percorso che stiamo seguendo come specie sia un miglioramento perpetuo, almeno finché continueremo a seguire il grande dio della tecnologia; ma cosa succederebbe se questa ipotesi fosse completamente sbagliata? E se invece ci stessimo, a tutti gli effetti, devolvendo, piuttosto che evolvendo?

Non sono qui per grugnire e minacciare con la clava la ruota, il motore a combustione interna e il computer programmabile: mi piacciono tutte queste cose. Quello che non mi piace è il futuro oscuro che vedo, quando l’umanità trasformerà le macchine in una grande “bambinaia” digitale di metalli e polimeri e perderemo la nostra capacità di prenderci cura di noi stessi. La dipendenza è la pietra angolare della schiavitù e la nostra civiltà sta diventando sempre più dipendente.

Nel periodo trascorso su questa Terra ho avuto il privilegio e il dolore di vedere l’era digitale giungere alla maturità. Ho assistito alla creazione del personal computer, alla nascita di Internet, alla proliferazione della tecnologia cellulare ed ora alla diffusione dell’”intelligenza artificiale” e del 5G. Ho anche visto piombare l’intera generazione Y dei millennial nella frustrazione e nello sconforto, persone senza alcuna abilità pratica di produzione o di sopravvivenza e completamente dipendenti in tutto e per tutto dalla tecnologia digitale, compresa la fabbricazione delle illusioni di amicizia e di intimità. Ho assistito alla effemminizzazione dell’America.

Le controargomentazioni verso questa tesi saranno diverse. Alcuni diranno che la nostra società è semplicemente diventata più pratica e più confortevole, e questa è una buona cosa. Altri sosterranno che gli scettici come me temono i cambiamenti sociali che derivano dalla globalizzazione conseguente all’era digitale. Altri sosterranno che la centralizzazione e la dipendenza sono estensioni “naturali” dell’evoluzione dell’uomo, che la cosa è inevitabile e che quindi dovremmo farla nostra.

Queste sono anche le classiche argomentazioni dei futuristi, una sottocultura di fanatici ideologici che credono che tutte le vecchie idee e modi di vivere debbano essere considerati obsoleti e buttati via per far posto a quelli nuovi. Il concetto è che tutte le nuove idee sono un miglioramento automatico, che ogni nuova generazione è superiore a quella precedente perchè si presume che i suoi rappresentanti abbiano avuto accesso a conoscenze più ampie, e quindi siano più saggi. Ma conoscenza non è sinonimo di saggezza e se ne abusa spesso per il raggiungimento di obiettivi alquanto violenti e volgari.

Quello che i futuristi non ammetteranno mai è che ci sono pochissime nuove idee al mondo, solo concetti vecchi, riproposti, riciclati e ridipinti per farli apparire diversi. Nel grande schema della storia, la libertà come idea è molto antica, ma la sua applicazione sociale su larga scala è qualcosa di completamente nuovo. La centralizzazione, ottenuta con la forza, con la manipolazione o con l’intrappolamento tecnologico, non è certo un concetto rivoluzionario. È la più antica delle filosofie.

La tendenza odierna indica un percorso che porta ad una rapida centralizzazione e, in base alle prove esistenti, questa non è una progressione naturale, ma la conseguenza di una precisa agenda di gruppi elitari che desiderano rimanere al potere per i prossimi secoli. L’avvento odierno di molte tecnologie non è necessariamente il problema, è il modo in cui queste tecnologie vengono applicate alla nostra società che sta infantilizzando le masse.
Facciamo alcuni esempi specifici …

Sovraccarico da comunicazione

La tecnologia cellulare e Internet hanno cambiato il mondo. Con un computer tascabile connesso al web sarete sempre in grado di comunicare con gli altri, raramente vi perderete e potrete persino registrare un video di tutto quello che fate, ovunque voi siate: ricordi istantanei. Chissà quanto tempo questa tecnologia ha aggiunto alla giornata delle persone, o quante vite ha salvato. Ma consideriamo il lato oscuro …

In primo luogo, la soglia di attenzione nelle nazioni occidentali si è ridotta, fin dal 2002, a meno di quella di un pesce rosso, proprio nel momento in cui il telefono cellulare e l’uso di internet hanno cominciato a diffondersi massicciamente. Secondo ricerche condotte in diversi paesi, una persona media passa attualmente fino a 4 ore al giorno guardando il proprio telefono cellulare e, se consideriamo l’uso quotidiano dei social media a casa e al lavoro, prevedo che questo numero aumenterà considerevolmente. Infatti, gli adulti americani trascorrono circa 11 ore al giorno interagendo con i vari media. In pratica, maggior parte della loro vita da svegli è distratta da minuzie.

Quelle regioni del mondo che hanno l’accesso immediato a questa tecnologia sono state zombificate e non sembrano rendersene conto. L’eccessiva saturazione di informazioni e la gratificazione istantanea innescano nel cervello umano un rilascio di ossitocina e dopamina, simile alla risposta che otteniamo quando socializziamo in modo normale, ma ci sono prove secondo cui l’intensità dell’interazione umana è strettamente correlata al livello di piacere dovuto al rilascio di dopamina. Le interazioni attraverso i social media sono un povero sostituto delle relazioni reali. Quindi, i social media creano un flusso quasi costante di dopamina, ma anche più debole e meno significativo. Questo ha portato ad una nuova forma di dipendenza, forse più invasiva di qualsiasi droga chimica esistente.

Le interazioni con altri esseri umani al di fuori dei social media o le gratificazioni immediate sono diventate impensabili, ma il mondo reale non funziona secondo i capricci personali, e così le persone hanno iniziato a fare un pessimo uso del loro tempo quando sono lontane dalla rete; diventano estremamente impazienti, come i bambini piccoli. Quando sono costrette ad occuparsi delle “minuzie” necessarie alla sopravvivenza diventano frustrate e indifferenti. Evitano le pause o i momenti tranquilli della vita, rifiutandosi di meditare sulle esperienze fatte o di cercare di capire il significato più profondo dietro le notizie che leggono ogni giorno, velocemente, nei comunicati di agenzia. Tutte le informazioni sono a portata di mano, ma non sanno come assorbirle e utilizzarle in modo critico.

Invitare i guardoni in casa propria

La gente fa un sacco di cose stupide in nome della convenienza, compreso l’aprire la propria casa alla sorveglianza e alla tirannia, nell’illusione di rendere più comoda la propria vita. Anche se un telefono cellulare è essenzialmente un dispositivo di ascolto, di videosorveglianza e di localizzazione che tenete in tasca e che i governi e le aziende possono sfruttare ogni volta che lo desiderano, i problemi non si fermano qui. Il futuro della tecnologia è in case completamente interconnesse in cui tutto è digitale e tutto è collegato all’”Internet delle cose.”

Abbiamo visto alcuni di questi dubbi venire alla luce di recente con le polemiche sulla tecnologia Alexa di Amazon, che è essenzialmente un potente e sensibile dispositivo di ascolto che le persone pagano con i loro soldi e piazzano volontariamente nel bel mezzo delle loro case. Amazon è stata scoperta in diverse occasioni a raccogliere grandi quantità di dati dalla propria rete Alexa, comprese registrazioni di conversazioni dei clienti a cui i dipendenti e persino il governo avevano accesso.

Ma questo è un esempio grossolano. Considerate di avere TUTTI i vostri elettrodomestici collegati al web, cosa significherebbe? Sorveglianza governativa sul consumo quotidiano di energia elettrica e sull’uso delle varie apparecchiature, il che significa che saprebbero in ogni momento quando siete a casa e che cosa state facendo. Questo potrebbe non sembrare un grosso problema se pensate di “non avere nulla da nascondere,” ma, in un mondo in cui i nazisti del carbonio stanno tentando di regolare ogni aspetto delle nostre vite con affermazioni fraudolente sul riscaldamento globale, il vostro consumo di energia elettrica potrebbe un giorno diventare un problema legale. Per non parlare del fatto che, se ogni dispositivo nella vostra casa fosse attivabile a comando vocale, ogni parola detta in privato diventerebbe soggetta a controlli burocratici.

Fate un ulteriore passo avanti e considerate una società in cui è necessaria la connessione digitale per vivere. Le criptovalute e la tecnologia blockchain stanno gettando le basi per un sistema economico senza contante, in cui la privacy nel commercio sarebbe un ricordo d’altri tempi. Ogni transazione può essere registrata e monitorata.

E, mentre le criptovalute vengono spacciate al pubblico come una forma di “decentralizzazione,” la realtà è che sono ancora più centralizzate della moneta fiat, poiché tutto il commercio deve passare attraverso un Internet completamente controllato dal governo e dalle corporation ed essere registrato sulla blockchain affinchè la criptovaluta possa avere corso legale. Non solo questo, ma molte innovazioni sulle criptovalute vengono realizzate da persone profondamente legate alle agenzie di sorveglianza governative, come la NSA, e le infrastrutture vengono costruite da società globaliste, come JP Morgan e Goldman Sachs.

La privacy è il fondamento della libertà. Tutta le tirannie si basano innanzitutto sull’invasione della privacy e sulla rimozione degli spazi privati. Il 4° Emendamento esiste per un’ottima ragione. L’argomento secondo cui “se non hai nulla da nascondere non hai nulla da temere” è molto sciocco. I governi sono generalmente costituiti da persone fallibili, spesso corrotte o psicopatiche e, francamente, NESSUNO ha l’obiettività e la saggezza necessarie per sorvegliare le azioni e le conversazioni private di milioni di cittadini e poi valutarle equamente. I politici e i burocrati sono i meno qualificati e tuttavia diamo loro il massimo potere di sorvegliare le nostre vite, il tutto nel nome della convenienza tecnologica.

Intelligenza artificiale e automazione

Quando si parla di tecnologia, la questione della sorveglianza di massa è l’argomento più discusso, ma c’è un problema che  preoccupa ancora di più: l’automazione. Ci sono un sacco di compiti umili in questo mondo, che probabilmente dovrebbero essere gestiti attraverso l’industria e la robotica, ma esistono cose che ogni individuo dovrebbe essere in grado di fare. Ad esempio, vogliamo davvero la completa automazione della produzione alimentare nella nostra società? Bene, questo è l’obiettivo delle multinazionali e [se raggiunto] potrebbe distruggere la nostra capacità di far fronte alle nostre necessità future, semplicemente rimuovendone le conoscenze dalla nostra memoria collettiva.

La capacità di coltivare e raccogliere cibo, oltre a quella di conservare i semi per i futuri raccolti, fa parte integrante della sopravvivenza umana. Il concetto della caccia e della raccolta è così lontano dalla vita quotidiana della persona media che è quasi una forma d’arte perduta, ma non abbiamo ancora perso la conoscenza della produzione alimentare. Quello che vedo però è un tetro futuro, se continuerà l’attuale percorso di centralizzazione tecnologica.

Immaginate un mondo in cui praticamente tutti sono iperconnessi ai media, al punto da indossare i loro dispositivi come fossero abiti, in ogni momento. Immaginate una società in cui una persona normale è così immersa nelle informazioni digitali che non presta più attenzione al mondo reale che la circonda e dove quasi tutte le interazioni umane si verificano attraverso l’intermediazione di Internet. Immaginate le persone, così infantilizzate dal comfort, da non sapere più come fare da soli QUALSIASI COSA. Non sanno più come produrre merci. Non sanno più come riparare quello che si è rotto. Non sanno più come coltivare cibo o trovare acqua, non sanno nemmeno da dove provenga. Sono completamente dipendenti dall’automazione.

Vivono completamente in rete, sono nati in rete e, se doveste strapparli dalla loro vita di confortevole schiavitù e metterli in mezzo ad un bosco, circondati da cibo, acqua e vicini ad potenziale rifugio, morirebbero comunque. Vi sarete resi conto che questa è per molte persone la realtà pratica di oggi e il virus della dipendenza si sta diffondendo.

Il progresso tecnologico non ha alcuno senso per l’umanità se dev’essere una stampella o una gabbia, a meno che non abbia anche una funzione liberatoria e sia temperato dalla conservazione delle conoscenze passate e di quelle competenze che vengono tramandate attraverso le generazioni. Le due ideologie devono equilibrarsi a vicenda. Quelli che affermano il contrario stanno cercando con l’inganno di farvi scambiare la libertà con un’illusione.

Brandon Smith

Fonte: alt-market.com
Link: http://www.alt-market.com/articles/3831-technological-dependence-and-the-end-of-freedom
04.07.2019
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Fonte https://comedonchisciotte.org/la-dipendenza-tecnologica-e-la-fine-dellera-della-liberta/

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