di Rosalie Bertell

Occorre un piano per un futuro intelligente, umano e femminile“. È quanto afferma Rosalie Bertell nellʼarticolo Slowly Wrecking Our Planet, scritto nel 2010, due anni prima della sua scomparsa. Per comprendere meglio il significato di questo auspicio – che è il messaggio contenuto anche nel libro Planet Earth. The Latest Weapon of War (del quale è qui presentata la traduzione di un estratto del quinto capitolo) è necessario delineare alcuni punti fondamentali dellʼattività dellʼautrice e del suo pensiero. Rosalie Bertell (1929-2012), appartenente alla congregazione delle Suore Grigie del Sacro Cuore, è stata attiva nel campo ambientalista sin dal 1969 e per tutta la sua vita si è battuta per la tutela della salute ambientale e umana. È stata una delle fondatrici dellʼIstituto per la Salute Pubblica coinvolto nel miglioramento della tutela ambientale di molte comunità. Direttrice della Commissione Medica Internazionale nel disastro della fabbrica Union Carbide in Bhopal del 1984 e del caso di Chernobyl. Rosalie Bertell ha inoltre assistito gli abitanti delle Filippine danneggiati dai rifiuti tossici abbandonati nelle basi militari americane. Si è impegnata perché il Regno Unito assumesse le proprie responsabilità per lʼinquinamento da sostanze radioattive del Mar dʼIrlanda e perché i cittadini iracheni e i veterani della guerra del Golfo ricevessero adeguate cure mediche dopo lʼesposizione allʼuranio impoverito contenuto nelle munizioni.

Lʼattivismo di Rosalie Bertell è stato sempre sostenuto da un intenso impegno nella ricerca scientifica concretizzatosi in due importanti opere: nel 1985 ha pubblicato No Immediate Danger: Prognosis for a Radioactive Earth, un’opera che descrive gli effetti a lungo termine causati dalle radiazioni nucleari sulla salute umana; nel 2000 è apparsa la sua opera fondamentale, Planet Earth, in cui lʼautrice pone in primo piano la minaccia alla salute planetaria, causata dallʼattività militare. In Planet Earth Rosalie Bertell dimostra come lʼevoluzione della tecnologia militare abbia acquisito la capacità di trasformare lo stesso pianeta Terra in unʼarma da guerra. In altre parole, il militarismo non solo mette a rischio i paesi in stato di guerra, ma, con le attività ad esso connesse (dalla produzione di armi chimiche, ai test nucleari, fino ai test nellʼatmosfera) è artefice di veri e propri disastri ambientali, dovuti a inquinamento chimico e radioattivo. Di più, Rosalie Bertell rivela che le cause di problemi ambientali, quali il buco nellʼozono o la straordinaria intensità dei fenomeni atmosferici, non siano solo ed esclusivamente dovute alle attività civili, ma anche, e in maggior misura, alle attività militari.

Il brano qui antologizzato (pp.144-168) presenta tre diversi casi di inquinamento dovuto ad attività correlate allʼesercito: il caso di Love Canal, nello stato di New York; il caso della compagnia Asian Rare Earth e il disastro di Bhopal.

Si tratta di catastrofi ambientali che, pur non essendo avvenuti in scenari di guerra veri e propri, sono stati determinati da prodotti chimici progettati ed utilizzati in contesti bellici. Rosalie Bertell dimostra come i prodotti sperimentati in campo bellico si siano insinuati nella vita civile: il cloro, ad esempio, utilizzato per depurare lʼacqua, è stata una terribile arma durante la prima Guerra Mondiale. A fronte di tutto ciò, tuttavia, non cʼè stata unʼadeguata risposta da parte della politica e dellʼopinione pubblica. Pertanto lʼautrice propone di agire “dal basso”, sullʼopinione pubblica, attraverso unʼadeguata informazione sulle connessioni tra le attività militari e i disastri ambientali, anche dopo la conclusione dei conflitti. Occorre inoltre una revisione radicale della stessa nozione di “sicurezza”, intesa come “sicurezza ecologica”. Il denaro attualmente impiegato per le attività militari, potrebbe essere diversamente investito, ad esempio, per il benessere ecologico del pianeta. La ricerca scientifica potrebbe essere indirizzata alla risoluzione di problemi sociali, ambientali e sanitari. Il ruolo dellʼesercito potrebbe essere ridefinito per fornire assistenza ai civili nelle crisi ecologiche, oppure per condurre missioni di pace con programmi di addestramento alla nonviolenza: i militari quindi non sarebbero più uomini armati, ma pacificatori lungimiranti senza armi ed abilissimi diplomatici. Per fare questo occorre però sovvertire lʼattuale scala di valori che tiene ancora lʼattività militare in grande considerazione presso buona parte dellʼopinione pubblica (in particolare grazie a pilotate campagne informative che dipingono le azioni dellʼesercito come “missioni di pace” o “missioni umanitarie”).

Occorre che la gente comune sia adeguatamente sensibilizzata affinché possano fiorire movimenti di protesta e che nelle questioni internazionali si affermi un punto di vista femminista, “fondamentale per il recupero della pace”. Lʼautrice si riferisce dunque alla storica resistenza femminista al militarismo, ma aggiunge che lʼazione femminista e femminile può agire anche sugli schemi culturali, attualmente permeati dalla violenza. Come afferma Rosalie Bertell, “le donne sono state spesso agenti di cambiamento sociale”.

Su Rosalie Bertell si veda il saggio a lei dedicato da Claudia von Werlhof nel numero 35 di DEP. Traduzione e cura di Chiara Corazza.

Le attività militari danneggiano il nostro ambiente sia attraverso gli effetti immediati dellʼazione bellica, sia attraverso la sperimentazione militare. Un altro aspetto del medesimo problema è lʼabuso militare delle risorse naturali, umane e finanziarie, già, peraltro, in scarsa quantità […]. Inoltre vi è il problema relativo allo sviluppo di prodotti per conto della ricerca militare, destinati sia allʼattività bellica, sia a quella civile, che hanno inquinato la terra, e di conseguenza provocato malattie e morte in molte migliaia di persone. Lʼopinione pubblica, tuttavia, non ritiene ci sia alcuna connessione tra il degrado del suolo causato dai pesticidi e lo sviluppo di armi militari. Ma un collegamento esiste. Questi sono problemi a lungo termine […]. Utilizzo delle risorse per scopi militari Lʼattività militare, su scala globale, prende possesso di una significativa porzione di terra, utilizzandola per le basi militari, come siti dove effettuare test, luoghi per lo stoccaggio di rifiuti tossici, poli di riparazione di motori ed altre attività che causano un forte impatto ambientale. Molti dei rifiuti non sono facilmente riciclabili e i loro effetti inquinanti sullʼambiente possono permanere

per migliaia di anni. Si aggiunga anche il fatto che lʼesercito utilizza una significativa quantità di combustibili, alluminio, rame, nickel e ferro – metalli disponibili in quantità limitata […].

Una commissione NATO ha identificato alcuni problemi ambientali causati dalle attività militari:

versamento di sostanze tossiche durante il trasporto di materiale militare;

inquinamento atmosferico sulle aree costiere;

inquinamento dellʼacqua e dellʼaria causato dai motori delle imbarcazioni;

trasporto di agenti potenzialmente inquinanti lungo i fiumi, i delta e gli estuari;

riversamento di rifiuti radioattivi; • inquinamento acustico;

incidenti chimici. Lʼobiettivo finale dellʼattività militare è inoltre quello di arrecare maggiore danno con la distruzione di edifici, ponti, industrie ed equipaggiamenti prodotti dal “nemico” […]. Le compagnie, comprese le industrie militari, sono abili a determinare i costi per lʼambiente. Prendono le risorse gratuite che la natura produce, ma non tengono in conto il costo del reintegro di queste risorse nel loro processo di produzione. Una compagnia potrebbe usare lʼacqua per refrigerare, ad esempio, e questʼacqua potrebbe non essere più riutilizzabile per altri scopi, anche se la compagnia non è disposta a pagare un contributo per i depuratori. Inoltre, quando lʼindustria inquina lʼaria e lʼacqua, i costi della salute umana sono generalmente supportati da programmi sanitari individuali o nazionali, e non dallʼindustria stessa, che ne è la reale responsabile.

La rivista specialistica “Nature” calcola i costi globali di questi servizi “gratuiti” a 33 mila miliardi annui. Le risorse sono sprecate proprio perché sono percepite come “gratuite”. Tenendo a mente ciò, qualcuno potrebbe pensare che lʼimpatto dellʼattività militare sullʼambiente potrebbe essere stato uno dei temi più importanti della Conferenza sullʼAmbiente delle Nazioni Unite, tenutasi a Rio nel 1992. Ma questo tema è stato depennato dallʼAgenda, apparentemente sotto la pressione degli Stati Uniti. Nei documenti ufficiali di questa Conferenza, la delegazione statunitense ha aggirato ogni menzione alla questione “militare”, contestando questi punti, fino a che ogni riferimento ad essa è stato cancellato. Il documento sulla questione femminile è stato lʼunico a ricordare la distruzione arrecata dallʼattività militare, anche in termini di impatto sulle donne […]. Inquinamento causato dallʼattività militare Lʼuso di armi all’uranio impoverito in Kosovo e nella guerra del Golfo ha inquinato ampie aree di terra per gli anni che devono ancora venire. Tuttavia lʼinquinamento causato dall’attività militare non avviene sempre sul campo di battaglia.

Uno dei più rilevanti esempi è il disastro di Love Canal avvenuto negli anni ‛70. Una filiale della Compagnia Chimica Hooker, una delle aziende che produceva lʼAgente Arancio e altri erbicidi ed insetticidi da usare nella guerra del Vietnam, era situata presso Niagara Falls, New York, vicino ad un canale abbandonato. La compagnia ha usato il letto di questo canale per stoccare i rifiuti tossici in containers, coperti da una discarica, ed infine ha venduto la terra ad un locale consiglio scolastico per un dollaro. Questo stesso sito conteneva rifiuti di uranio derivati dalla produzione di bombe nucleari per il progetto Manhattan della seconda Guerra Mondiale. Sebbene ci fosse stata una clausola che menzionava i rifiuti tossici, il consiglio scolastico fu assicurato verbalmente che poteva edificare sulla proprietà. Di conseguenza la nuova scuola ha attratto giovani famiglie a stabilirsi nelle vicinanze. Ma, quando la pioggia ha arrugginito i containers, il liquido tossico è emerso negli scantinati e nei cortili delle abitazioni circostanti. Alcuni bambini che giocavano presso un ruscello lì vicino, hanno subìto bruciature chimiche; si riscontrò, inoltre, che in ognuna delle abitazioni del luogo almeno una persona era affetta da una seria malattia.

Una storia particolarmente toccante riguarda un soldato di ritorno dal Vietnam, il quale aveva trovato nel proprio cortile di casa quello stesso Agente Arancio che credeva di essersi lasciato alle spalle dopo essersi ritirato dal contesto bellico. Le famiglie che vivevano a contatto con questi rifiuti tossici sono state le prime ad essere evacuate. Lʼanno seguente ci furono dieci gravidanze tra le famiglie che vivevano vicino allʼarea evacuata. Di queste dieci, solo un bambino nacque sano e senza menomazioni; ciò spinse altre mille famiglie a lasciare la zona. Molti dei 2,6 milioni di americani che hanno svolto il servizio militare in Vietnam hanno riportato vari malesseri al loro ritorno e un numero significativo dei loro bambini è nato con problemi di salute. Ventimila veterani hanno ottenuto sussidi per il cancro alla prostata e il cancro alle vie respiratorie, il linfoma di Hodgkin e la spina bifida nei loro bambini a causa della Compagnia Chimica Dow e della Monsanto, due ditte che hanno fabbricato il defoliante. Eppure lo Stato ha continuato a negare il problema e i prodotti della ricerca sono stati ampiamente utilizzati in agricoltura, nei campi da golf e nei parchi cittadini.

Medici specialisti in Vietnam sostengono che un milione di vietnamiti – combattenti, civili e i figli di questi – sono stati avvelenati dallʼAgente Arancio. Venti milioni di galloni sono stati vaporizzati per oltre il 10 % del Vietnam, riducendo fitte giungle e foreste di mangrovie in terre spoglie e desolate. Molti bambini delle aree inquinate sono nati con difficoltà di apprendimento o serie menomazioni. Il governo degli Stati Uniti ha rifiutato di accettare la responsabilità dei danni per lʼAgente Arancio causati al Vietnam e ai suoi veterani, con lʼeccezione di rash cutanei. Il governo del Vietnam è incerto se rendere maggiormente nota la questione dellʼinquinamento, perché potrebbe danneggiare il turismo e le esportazioni agricole. Al momento degli avvenimenti di Love Canal, io vivevo lì vicino, presso il Centro di Ricerca sul cancro. Ripensando allʼincidente, trovo che sia scioccante il fatto che nessuno avesse collegato il problema locale con la questione più ampia che riguarda la guerra in generale. Il dramma di Love Canal è stato considerato un disastro chimico industriale, non connesso con la lotta dei veterani del Vietnam […].

La compagnia “Asian Rare Earth” Il 23 novembre 1979 è stata costituita la Compagnia Asian Rare Earth in Malesia con lʼintenzione di produrre elementi preziosi per lʼindustria tecnologica […]. La compagnia Asian Rare Earth usava un processo chimico per estrarre ittrio dallo xenotimo e cloridi rari dalla monazite. Lo xenotimo e la monazite sono minerali di scarto associati allʼestrazione dellʼalluminio in Malesia. I partners locali fornivano le materie prime e la Mitsubishi acquistava i prodotti finiti. Questi prodotti sono utilizzati negli strumenti elettronici, come i computer e i televisori, e nella tecnologia laser; gli stessi sono esportati negli Stati Uniti, in Australia e in Giappone […]. I rifiuti prodotti dalla Asian Rare Earth, circa 2.250 tonnellate allʼanno, contenevano radio e torio radioattivi, sei volte oltre il livello globalmente ritenuto rischioso e che, di conseguenza, deve essere trattato in modo speciale. Questi rifiuti dovrebbero essere isolati dalla biosfera per almeno 500 mila anni; essi rilasciano continuamente il thoron e il radon, due gas radioattivi. Tuttavia la Asian Rare Earth aveva sigillato questo materiale pericoloso in sacchi di plastica e lo aveva scaricato in contenitori aperti accanto allʼimpianto. Dei cani, rompendo i sacchi, avevano disperso gli elementi contaminanti per unʼarea piuttosto ampia, che comprendeva una zona in cui giocavano dei bambini. Gli abitanti del posto si resero conto del pericolo di questo impianto quando due donne incinte, che lavoravano entrambe nel servizio di pulizia della fabbrica, diedero alla luce dei bambini gravemente disabili. Le lamentele degli abitanti spinsero lʼazienda ad utilizzare dei barili per i rifiuti e il governo della Malesia richiese unʼispezione dellʼAgenzia Internazionale per lʼEnergia Atomica (IAEA) […]. I tre esperti inviati per il sopralluogo lanciarono un allarme per la noncuranza con cui venivano trattati i rifiuti presso la compagnia […]. Nellʼottobre del 1985 lʼAlta Corte di Ipoh emise unʼingiunzione contro la Asian Rare Earth per bloccare tutte le sue operazioni […]. Gli abitanti della Malesia testimoniarono in tribunale, ammettendo di avere avuto almeno 51 bambini seriamente affetti da malattie (con una media di gran lunga più alta rispetto alla popolazione della Malesia), un anormale tasso di aborti spontanei e quattro bambini con cancro (con unʼincidenza venti volte superiore alla norma) […]. Questo incidente mette in luce lʼesistenza di quelle che potremo definire le metastasi cancerogene dei bisogni militari allʼinterno della società civile. Le corporazioni multinazionali hanno perso apparentemente del denaro producendo equipaggiamenti militari, ma continuano a fabbricarli per mantenere il coltello dalla parte del manico nella ricerca.

Le multinazionali producono denaro sviluppando prodotti, frutto della ricerca militare, finalizzati al mercato civile. È mia opinione che questa preoccupante invasione dellʼattività militare nella vita civile rivesta un ruolo significativo nellʼinquinamento della Terra, e che questo sia lʼapice del costo delle guerre […]. Il programma pacifico sul cloro Nel passato la maggior parte dei programmi militari trovavano rapidamente qualche applicazione medica che identificava il loro prodotto o la loro tecnologia come un “bisogno” per la società […]. Il cloroformio, un anestetico, venne prodotto in seguito allʼuso dei gas di cloro nella prima Guerra mondiale; la tecnologia nucleare, che ha seguito la seconda Guerra mondiale, ha avuto esito nella medicina nucleare. Noi ci troviamo in qualche modo nella medesima situazione: la tecnologia, che prima produceva armi nucleari e biologiche, ora produce cibi geneticamente modificati e sottoposti a radiazioni. Il cloruro di sodio, il sale del mare, è sempre stata una sostanza del nostro ambiente; ma il cloro, separato come elemento gassoso altamente reattivo, non esiste in natura, ed è stato utilizzato per la prima volta e in modo esteso, durante la prima Guerra Mondiale.

Dopo il conflitto, gli Stati Uniti hanno introdotto nel Protocollo di Ginevra – le “regole di guerra” generalmente accettate a livello internazionale – una clausola che proibiva lʼutilizzo di gas velenosi ed armi batteriologiche. Dal momento in cui è scoppiata la seconda Guerra Mondiale, la maggior parte delle nazioni, con lʼeccezione degli Stati Uniti e del Giappone, ha firmato il Trattato. Il Giappone ha posto la sua firma in seguito, nel 1970, e gli Stati Uniti nel 1975, ma hanno escluso dal bando i gas utilizzati nel “monitoraggio delle proteste, negli erbicidi chimici e nei defolianti”.

Gli Stati Uniti hanno sviluppato nuovi prodotti e hanno voluto lasciare queste opzioni aperte. La comunità scientifica era affascinata dal cloro e voleva svilupparne nuovi impieghi. Presto si scoprì che poteva essere combinato al carbonio, uno dei “mattoncini” della vita, per formare tanti nuovi prodotti: il cloruro di metile, il cloruro di metilene, il cloroformio, il tetracloruro di carbonio. Il cloroformio non è più utilizzato come anestetico perché ora sappiamo che esso si ossida allʼinterno del nostro corpo nella forma di fosgene, un altro gas tossico e spesso letale. È stato scoperto che il cloroformio era tossico sia per il fegato che per i reni. Il tetracloruro di carbonio è stato utilizzato per anni come un fluido per la pulizia a secco, fino a quando si scoprì che poteva causare danni molto gravi al fegato, come il cancro, e la leucemia. Ora è vietato in molti paesi e in altri ne è limitato lʼutilizzo.

Dai primi anni Quaranta del Novecento la chimica del cloro è diventata un grande business ed essere un chimico del cloro significava avere il lavoro per la vita. È stato calcolato che diecimila dei nuovi composti sono stati sintetizzati utilizzando questo elemento. Tutti questi composti sono stati diffusi nella biosfera prima che la loro tossicità fosse adeguatamente testata; tali composti sono artificiali e corpi innaturali nel sistema ciclico della nostra Terra. Il cloro ora è utilizzato nelle fabbriche di pasta di legno e di carta, nelle ditte farmaceutiche e plastiche e nelle fabbriche di pesticidi. Era ed è ancora impiegato direttamente per purificare lʼacqua potabile ed è stato incorporato nei prodotti di consumo tessili, nelle pellicole fotografiche, nei frigoriferi, negli aerosol, nelle gomme e dei prodotti chimici per lʼattività agricola. È un ingrediente essenziale in circa metà dei 48 prodotti chimici più comunemente utilizzati e che sono i principali agenti dannosi per il nostro Pianeta. Quando il cloro è utilizzato per purificare lʼacqua potabile o per schiarire la carta è infine scaricato nei fiumi e nei laghi vicini come rifiuto. Essi, nei loro fondali, sono ricchi di materia organica in disfacimento. Questʼultima si combina chimicamente con il cloro, formando composti organici, molti dei quali sono tossici. Uno dei più spaventosi risultati di questi composti sono i cosiddetti pseudoestrogeni, che imitano gli effetti degli ormoni femminili negli animali (uman inclusi). Il che si traduce in difetti alla nascita nella prole, in anomalie riproduttive, scarsa sopravvivenza e femminilizzazione dei maschi. Questi pseudo-estrogeni sono implicati nel cancro al seno e alla prostata, nel drastico aumento di endometriosi e nei problemi di sviluppo e nelle patologie neurologiche dei bambini.

Unʼaltra evoluzione della tecnologia del cloro è stato lo sviluppo dei clorofluorocarburi (CFC) che hanno dato le “ali” a questo elemento, attribuendogli la possibilità di sollevarsi più facilmente nella stratosfera. I CFC hanno contribuito allʼinquinamento atmosferico e allʼeffetto serra. I prodotti derivanti dal cloro sono ora inglobati nel mercato dei consumatori, sebbene ci siano molte alternative che avrebbero potuto soddisfare gli stessi bisogni. Una volta che questi prodotti sono stati incorporati nel mercato civile, si viene a creare una forte pressione sociale ed economica contro il cambiamento, sebbene quest’ultimo sia la scelta più saggia. Uno degli aspetti più insidiosi della tecnologia del cloro è stato lo sviluppo di unʼampia gamma di pesticidi che stanno danneggiando la salute degli esseri umani, degli animali e dellʼambiente […].

Il disastro di Bhopal ha dimostrato come la produzione di pesticidi possa essere letale. Nel dicembre del 1984 lʼimpianto di produzione di pesticidi Union Carbide a Bhopal in India ha rilasciato del metilisocianato (MIC) e altri 26 gas tossici in unʼarea popolata da moltissime persone che in quel momento stavano dormendo. Più di diecimila persone sono state uccise nel periodo immediatamente successivo e più di 200 mila persone morirono o hanno avuto danni permanenti per i dodici anni seguenti. I prodotti chimici rilasciati erano tutti coinvolti nella produzione del Servin, un pesticida, o erano sottoprodotti del processo produttivo. La Union Carbide ha consentito alcune pratiche pericolose nellʼimpianto indiano, che non erano ammesse negli Stati Uniti, e ha scelto di ignorare i precedenti incidenti e le segnalazioni dei lavoratori. Sebbene questo disastro industriale abbia dato unʼimprovvisa visibilità al problema dei pesticidi, milioni di altre persone sono morte o sono rimaste severamente danneggiate da questi prodotti. Molti sono stati contaminati utilizzando questi prodotti per coltivare la terra, oppure mangiando i cibi coltivati con il loro impiego […]. Il suolo è diventato un ricettacolo di pesticidi, solventi, erbicidi e altri agenti chimici tossici, che lentamente nel tempo si diffondono nella biosfera. Ventʼanni dopo che una sostanza è stata bandita, questa può emergere ancora in miscele per dolci, cereali, grano, cotone, acqua potabile […].

In Primavera Silenziosa Rachel Carson ha sottolineato che l’esclusiva specializzazione dei ricercatori, focalizzati su di un effetto soltanto, come lʼeliminazione di un parassita, ha come conseguenza la mancata considerazione delle possibili implicazioni collaterali entro un ecosistema esposto ad un impiego esteso del loro prodotto […]. I pesticidi a base di cloro, gli erbicidi e i defolianti creati dallʼesercito per la guerra del Vietnam sono stati riversati sul mercato mondiale, testati e controllati appena da un sistema legislativo che ne dovrebbe regolamentare la dispersione. Questi prodotti erano considerati “innocui” fino a quando non è stato provato che erano tossici. È stato un beneficio per la società? Alcuni direbbero che ne valeva comunque la pena, anche solo per la purificazione dellʼacqua usando, ad esempio, il perossido di idrogeno o la luce ultravioletta. Qualcuno, invece, potrebbe sicuramente mettere in dubbio lʼuso del cloro, sia in guerra che in ambito domestico. Si tratta di elementi velenosi per lʼambiente, mutageni e cangerogeni, che distruggono le risorse ecologiche della Terra, il cui uso è antitetico rispetto a unʼefficace amministrazione delle risorse.

Verso il futuro […]

Lʼattività militare non è distruttiva solamente per lʼuso e lʼabuso delle risorse naturali, ma anche perché essa comporta dei problemi di sopravvivenza tra i più difficili del ventunesimo secolo. Una pianificazione delle risorse prudente deve considerare anche la conservazione di un poʼ di terra da destinare alla biodiversità, a riserve naturali e per le situazioni di emergenza. I nostri fallimenti sociali, manifestati dalle guerre, dalla disoccupazione, dalla sottoccupazione, dalla miseria, riducono seriamente la produttività delle risorse umane così come lʼanalfabetismo e la mancanza di unʼeducazione appropriata. La nostra ricerca scientifica è stata primariamente orientata verso macchine distruttive o verso il profitto e non per risolvere questi problemi urgenti. Sprechiamo spesso le risorse producendo articoli non necessari che poi introduciamo nel mercato in modo aggressivo. Progettiamo beni di lusso per chi possiede denaro da spendere e trascuriamo la gran parte del mercato composto da persone che si trovano sotto la soglia di povertà […].

Sembra che ci siano due strade verso la stabilizzazione globale della popolazione e delle risorse: la prima dovrebbe ricorrere alla forza e alla violenza per ridurre la popolazione e limitare il consumo; la seconda dovrebbe proporre la riduzione della percezione del bisogno di crescita nella popolazione attraverso lʼadempimento di accorgimenti basilari per la sopravvivenza, garantendo sicurezza dalla violenza e aumentando la produttività delle risorse […]. Siamo in grado di trovare dei metodi per ottenere una maggiore eco-sostenibilità, eco-efficienza, pace, e lo stato di diritto? siamo in grado di realizzare una distribuzione equa dei beni e dei servizi entro le nazioni e tra di esse? Io credo esistano delle scelte molto lucide che potremmo assumere. Come nelle peggiori malattie, è necessario un trattamento di emergenza, seguito da un lungo periodo di riabilitazione, che lasci spazio al potenziale ricostitutivo della natura.

Nella mia visione, lʼazione di emergenza che dobbiamo seguire è di cessare lʼattività militare. Sia questo, che il lungo processo di modifica del nostro atteggiamento, dipendono dalla capacità umana di poter cambiare.

Bibliografia Engels Mary-Louise, Rosalie Bertell: Scientist, Ecofeminist, Visionary, Women’s Press, Toronto 2005. Rumilel Lisa, “Random Murder by Thechnology”: The Role of Scientific and Biomedical Experts in the Anti-nuclear movement, 1969-1992, Thesis, York University 2009.

FONTE  Le donne, la scienza, l’economia. Una antologia (1888-2013)  a cura di Bruna Bianchi, Chiara Corazza, Annalisa Zabonati

http://www.unive.it/media/allegato/dep/n35/Antologia_Donne_scienza_economia.pdf

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