L’ultimo film di Werner Herzog racconta internet

come evoluzione dell’uomo

Era  uscito nelle sale italiane, a distanza di un paio di mesi dall’uscita americana, l’ultimo documentario del regista tedesco Werner Herzog, intitolato Lo and Behold – Reveries of the Connected World.

Il film esplora in 10 capitoli concisi ma estremamente evocativi la storia di internet e l’impatto che ha sulle nostre vite: dalla sua nascita in America nel 1969—quando il messaggio monosillabico “Lo” ha viaggiato per la prima volta con successo dalla UCLA all’università di Stanford (mentre in Italia arriverà quasi vent’anni dopo, nel 1986)—alle sue applicazioni nella robotica moderna, ai fenomeni come il cyber-bullismo e la dipendenza dai videogiochi, fino ai progetti come SpaceX, che sperano di connettere le future colonie su Marte con la Terra via internet.

Nel documentario—prodotto in collaborazione con la NETSCOUT Systems Inc., un’azienda di prodotti e servizi legati alla rete—Herzog esplora con tono curioso e affascinato un fenomeno che non è solo questione di innovazione tecnologica dei servizi, ma che sta letteralmente plasmando il genere umano stesso, la nostra ontologia.

Nello scegliere con cura i personaggi con cui si confronta, Herzog coglie le sfaccettature di una rivoluzione che riflette soprattutto un cambiamento identitario. Scienziati che si occupano di robotica e nutrono una cieca fiducia nel fatto che i robot saranno presto migliori dell’uomo in ogni aspetto (anche nel girare documentari), persone affette da elettrosensibilità che devono vivere lontano dai trasmettitori, biotecnologi che coniugano le abilità di migliaia di videogiocatori e la sintesi molecolare per portare avanti ricerche scientifiche e hacker che raccontano le proprie imprese sottolineando come sia l’uomo stesso il punto debole della tecnologia: il regista esplora ogni tipo di ambizione e interpretazione del mondo tecno-umano moderno e futuro. Si chiede—e porta il suo pubblico a chiedersi—non solo che cosa sia internet, ma anche chi siamo ora noi.

Internet, sembra dirci, non è altro che il nostro più recente e impressionante passo evolutivo. Che cos’è l’uomo, ora che internet ha mutato la sua percezione e fruizione del tempo e dello spazio così radicalmente?

Il titolo del film, Lo and Behold, è un gioco elegante tra un modo di dire inglese che equivale all’italiano “ed ecco” e la prima parola inviata da un computer a un altro durante i primi passi dell’ARPANET. La parola doveva essere “LOG,” spiega all’inizio del documentario il professore della UCLA Leonard Kleinrock, ma la terza lettera ha fatto crashare il computer di Stanford: il primo messaggio della storia di internet, dunque, è stato “Lo.” Ed ecco. Il simbolismo è evidente: la più grande rivoluzione della storia dell’uomo è stata una rivoluzione improvvisa, la cui vera importanza “ha impiegato decenni per essere compresa,” spiega lo stesso Herzog in una nota di produzione del film.

Soprattutto per le generazioni più recenti, è difficile guardare internet in modo distaccato, percepirne la portata senza che il discorso su di essa sia auto-condizionato. D’altronde, questo è un problema comune a qualsiasi analisi di un fenomeno che accade nel presente storico: i nostri strumenti sono necessariamente condizionati dal mondo che li ha generati e l’evento che intendono sezionare diventa facilmente “invisibile.” Se ci pensate, state probabilmente leggendo questo articolo dal vostro smartphone o dal computer—e la cosa è completamente normale, priva di sorpresa al punto di essere naturale (sarebbe molto strano sapervi con una copia cartacea di Motherboard in mano, onestamente). Ma stiamo parlando di internet su internet: cerchiamo di analizzare una realtà da cui non possiamo prendere le distanze.

Herzog ha iniziato il proprio percorso come esponente della corrente del Nuovo Cinema Tedesco, realizzando capolavori di feroce finzione come Aguirre, furore di Dio (1972), ma anche documentari contraddistinti da una ricerca poetica e registica che scava nell’umano e nel nostro rapporto con la natura e la sua fenomenologia. Film come Il diamante bianco (2004) e Grizzly Man (2005), offrono allo spettatore un ritratto dello spazio che sta tra noi e la natura: che si tratti delle cascate di Kaieteur nella foresta amazzonica o di un branco di orsi selvatici, il lavoro di Herzog mette spesso in scena il tentativo dell’uomo di comunicare e fondersi con il proprio oggetto di ossessione e fascinazione, di addomesticare la natura e con essa l’ignoto.

L’ineffabile, l’incomunicabile, sono da sempre al centro della poetica del regista tedesco: in Grizzly Man, Herzog ascolta l’ultima registrazione audio fatta da Timothy Treadwell, che è anche testimonianza della morte violenta dell’eccentrico documentarista amante degli orsi. La ascolta in cuffia, non la fa ascoltare alla persona che sta intervistando—anzi, le vieta di farlo—e non la fa ascoltare a noi: nel non detto, Herzog costruisce un racconto mediato ma potente sulla fragilità di questo processo di addomesticamento dell’ignoto.

Il fatto che Herzog abbia scelto di raccontare internet è indicativo di come l’innovazione tecnologica non sia affatto contrapposta al mondo reale e naturale.

La stessa delicatezza che usa in Grizzly Man, è riservata anche a due casi esposti in Lo and Behold: quello di Nikki Catsourases—una ragazza morta in un incidente stradale le cui immagini sulla scena dell’incidente sono diventate virali, portando la famiglia ad affrontare una delle situazioni di abuso online più raccapriccianti della storia—e quello di una ragazza che non è pronta a parlare apertamente della propria dipendenza dai videogiochi. In entrambe le situazioni, Herzog mette da parte le necessità di un’indagine documentaristica per lasciare spazio a un’assenza che racconta molto di più sul dramma umano in atto. Anche nel mondo della comunicazione violenta e continua di internet, l’ineffabile è uno strumento potente, che ci costringe a riflettere.

Il fatto che Herzog—i cui documentari più famosi parlano del rapporto con la natura—abbia scelto di raccontare internet è indicativo di come l’innovazione tecnologica non sia affatto contrapposta al mondo reale, naturale, ma faccia parte, appunto, dell’evoluzione: nei silenzi dell’intervista con Elon Musk, fondatore di SpaceX, si coglie l’effetto di quel condizionamento che internet opera sull’istinto umano alla conoscenza. Internet è una rivoluzione immensa, ma è attraverso l’uomo che riflette il proprio fine ultimo, di strumento per sondare e colmare l’ignoto.

Non si tratta di una macchina fredda e distinta da noi: internet è emanazione, strumento e arto dell’uomo e, allo stesso tempo, qualcosa che corre più veloce di noi e, per questo, anche agente di un mutamento dell’uomo stesso. In Lo and Behold, Herzog esplora le fantasie umane che internet riflette come uno specchio. Stiamo viaggiando verso un futuro iper-connesso di robot in grado di giocare a calcio meglio di noi, di colonie umane su Marte e di tweet inviati con il pensiero, ma ognuno di questi progetti è sintomo prima di tutto di un desiderio ancestrale di conoscenza del mondo. Il sogno (le “fantasticherie” nominate nel sottotitolo del film) è il tema su cui si incentra il finale del documentario: interroga Musk sui sogni e incubi che fa, chiede se internet stesso possa imparare a sognare, a due ricercatori del Carnagie Mellon che si occupano di onde cerebrali.

Internet è un fenomeno umano e dunque naturale—complesso, oscuro e in continua trasformazione—ma non per questo da sottovalutare: nell’esplorarne l’immensità e l’invasività, con una curiosità che sembra quella di un alieno venuto da altro pianeta, Herzog sospende non solo il proprio giudizio, ma anche il nostro: offre al pubblico lo spazio necessario per interpretare il suo racconto e guardare con spirito critico alla rivoluzione umana di internet.

“In futuro, non sapremo se stiamo comunicando con una persona, un cane, o un robot. Ma non avrà importanza,” dice il cosmologo e teorico della fisica Lawrence M. Krauss. “Imparare a essere filtro per noi stessi, sarà la vera sfida.”

Lo and Behold chiude con un’immagine evocativa, chiedendosi se per i nostri pro-pro-nipoti la compagnia di altri esseri umani non sarà più necessaria, ma basterà quella di un internet intelligente. Richiama una paura comune al giorno d’oggi—l’idea che una linea di demarcazione tra l’uomo e la tecnologia smetta di esistere—ma sospende nuovamente il proprio giudizio, con le parole di Krauss: “Chi lo sa, magari andrà bene così.”

FONTE http://motherboard.vice.com/it/read/lo-and-behold-werner-herzog-documentario

TROVATE IL FILM SU NETFLIX

Perché un film su internet ora, a una generazione abbondante dalla sua nascita? 
«Perché è un fenomeno epocale, di cui non abbiamo ancora capito pienamente la portata, di dimensioni comparabili all’introduzione dell’elettricità».

INTERVISTA CON HERZOG

 

 

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